È tutta colpa di Sarri

Moise Kean fa una grande prestazione e segna un gol al Camp Nou contro il Barcellona (in decadenza) negli ottavi di Champions e naturalmente partono le interviste dedicate, sull’onda dell’interesse per l’exploit del calciatore in maglia PSG. Ecco quindi che Gazzetta dello Sport dà la parola al fratello di Moise, che tira fuori una dichiarazione imbarazzante (non per lui né per il giornale, ovviamente): se alla Juve fosse rimasto Allegri, Kean non sarebbe stato ceduto. Colpa di Sarri, quindi, che scelse di privarsi del giovane attaccante italiano di cui riteneva di non aver bisogno. Come Mandzukic, come Emre Can. Può darsi, non dico non sia così. E non dico nemmeno che sia una dichiarazione ad orologeria, concordata con qualcuno. È un’intervista ad ampio raggio, dunque la prendo così com’è senza alcuna dietrologia. Quel che resta, però, è il messaggio: colpa di Sarri. Che ha un corollario: se fosse rimasto Allegri. Ecco, a me questa narrativa dà molto fastidio. Problemi miei, direte; ma forse non soltanto miei. In questi lunghi mesi tra Juve sperimentale, pandemia e ogni tipo di novità, abbiamo sentito i più sperticati elogi verso l’allenatore pentacampione d’Italia sulla panchina della Juventus. Addirittura c’è qualche giornalista che gli ha attribuito trofei immaginari, affermando che da tecnico di una big europea avrebbe sicuramente vinto la bellezza di 5 Champions League. Una realtà parallela che non è mai esistita e non per caso, dato che molti big club europei hanno recentemente cambiato la guida tecnica ma Allegri resta disoccupato. E dunque siamo sempre fermi lì, ai rimpianti, al come sarebbe stato se, alle paventate certezze su un esito differente, alle colpe originarie. Passatemi il termine: un po’ nostalgico-fascista questa roba. Guardare avanti, proprio no? E d’accordo che Sarri di errori ne ha commessi tanti da allenatore bianconero, ma attribuirgli anche le responsabilità che non sono sue mi pare eccessivo. Perché ad agosto 2019 (e ne ho già parlato) la narrativa sulla cessione di Moise Kean era stata, da parte di giornalisti e tifosi, nel segno della scelta della dirigenza (da alcuni applaudita, da altri contestata) sull’altare della plusvalenza. E se vogliamo dirla tutta, Sarri di scelte di mercato ne ha fatte zero, tranne forse (appunto) escludere Mandzukic ed Emre Can dalla lista UEFA (a mercato chiuso). Ma mentre Sarri è ancora sotto contratto con la Juventus e non può rilasciare alcuna dichiarazione sulle vicende che lo hanno riguardato in tale veste, proprio per questo diventa lui il capro espiatorio, letteralmente come sacrificio per espiare le colpe degli altri: Paratici contestato postumo per la cessione di Kean? Ma no, che dite! Era colpa di Sarri. E allora andiamo oltre: troviamo anche il modo per dire che fu colpa sua anche tutto il resto del mercato 2019, in entrata e in uscita, e magari cancelliamo del tutto gli errori di programmazione (molto gravi) di quella stagione. Così qualcuno, che ad oggi è più fuori che dentro, si ritrova con il curriculum fresco e ripulito. E a quel punto a che serve il rinnovamento dirigenziale? Tanto era tutta colpa di Sarri.

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