La frecciata di Conte a Pirlo e Allegri

Ho letto l’intervista ad Antonio Conte su Corriere della Sera, anche perché sui social era pieno di “consigliatissima, da leggere assolutamente”. In realtà di solito quando tutti dicono che una cosa è bella io ne sto alla larga, ma in questo caso volevo capire. La prima cosa che ho capito è che quando rilasci un’intervista non è mai solo una scelta dell’intervistatore ma sempre anche dell’intervistato. Perché Conte abbia voluto raccontare un po’ di se stesso proprio ora, da allenatore primo in classifica in Serie A ma in bilico tra critiche e precarietà del progetto Inter, non lo so; ma mi fa ripensare a Massimiliano Allegri che, in una situazione molto simile (tranne le beghe della proprietà), ha scritto il suo libro nel 2019. Sappiamo com’è finita. Ma ho capito anche una cosa che in realtà già sapevo: che Conte non mi piace. Non lo stimo, non mi ispira, anzi spesso mi fa innervosire. Proprio come un rivale, proprio come un avversario, e il rivale e l’avversario devi stimarli per forza perché altrimenti ti mangiano. Ma Conte no, al momento preferirei non allenasse alcuna squadra con cui devo fare i conti, da tifoso. E questa conferma mi è arrivata dalle sue due frecciatine, ben evidenti, una proprio ad Allegri, l’altra a Pirlo. Ha detto che chi dice che il calcio è semplice lo fa perché non vuole mettersi in gioco, e poi che i grandi giocatori pensano di poter diventare grandi allenatori ma la cosa non è automatica, perciò lui alla Juventus ci è arrivato solo dopo la gavetta, pur avendo vinto tutto da calciatore. Ora: io sono perfettamente d’accordo su entrambi i concetti, perché il calcio non è semplice ed effettivamente chi vorrebbe farlo apparire tale è forse affetto da mediocrità, e chiaramente esser stati grandi calciatori non porta a diventare automaticamente bravi allenatori; ma non capisco e non condivido la frecciatina. Posso capire i dissapori con Allegri, ma stai tirando in ballo (e lo sai che poi tutti avrebbero letto il riferimento tra le righe, inutile fare gli ingenui) un allenatore inattivo da due anni, forse proprio perché ha provato a far sembrare il calcio una roba troppo banale. Ma Pirlo? Il tuo allievo, colui che si è ispirato proprio a te, che ha guardato te per scegliere di mettersi a fare l’allenatore, col quale hai peraltro ottimi rapporti: proprio lui? Non so come si sia sentito Pirlo, se l’abbia presa male, probabilmente no perché conosce Conte molto meglio di me e di voi. Ma io penso che se sei primo in classifica e ti chiedono come alleni, quali sono i tuoi segreti e come pensi di avere un impatto sul calcio, se sei sereno, se non sei frustrato, se sei convinto della posizione che occupi, l’ultima cosa che fai è menare frecciatine ai rivali. Una volta Marco Montemagno ha detto, più o meno testualmente, “non ho mai visto una persona di successo avere il tempo per screditare gli altri”. Ecco. Per questo Antonio Conte non mi piace.

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