La dimensione di Bernardeschi (e di Rabiot)

Un assist e mezzo per Bernardeschi contro lo Spezia ed ecco tornato un giocatore che per troppo tempo era stato deludente, anzi costantemente carente e perciò tutt’altro che una delusione: una continua conferma di inadeguatezza alla Juventus. Errori tecnici, utilizzo sbagliato della propria potenza fisica, movimenti tatticamente imprecisi, spesso anche la netta sensazione che fosse con la testa altrove rispetto alla partita: questi gli ingredienti di Bernardeschi, gara dopo gara, sceso sempre più nelle classifiche di gradimento dei tifosi. Nonostante ciò, ci sono sempre stati quelli che hanno trovato un modo per difenderlo e tutelarlo dalle meritate critiche. Personalmente ammiro chi è stato così incrollabile dal rimanere dalla parte del 33 bianconero fino a ieri pomeriggio, perché dev’essere stato davvero difficile trovare argomenti non tanto per convincere gli altri e sostenere la propria tesi, ma per convincere se stessi. Ieri sera, dicevamo, una prestazione notevole, positiva, effettivamente convincente, che ha restituito vigore a chi lo difendeva anche prima e ridato un pizzico di entusiasmo a chi invece aveva perso le speranze ormai da tempo. E allora è tornato Bernardeschi? E possiamo gioire anche delle sgroppate chioma al vento di Rabiot? Analizziamo, contestualizziamo. Per me in questo caso è semplice: un giocatore che si esalta nello spazio aperto e incontaminato non è un giocatore forte. Perché lo spazio vuoto nel campo te lo lasciano solo gli avversari meno forti di te; già quelli di pari livello, per non parlare dei più forti, te lo scordi che ti facciano trovare le praterie in cui correre a perdifiato. Ebbene, Bernardeschi e Rabiot sono questo tipo di giocatori: per esaltarsi e far vedere il meglio di loro (o talvolta anche solo qualcosina di positivo) hanno bisogno del campo aperto. Non sono in grado di velocizzare da fermi, di crearsi da soli gli spazi, di premiare i movimenti dei compagni, di fare giocate associative ed efficaci, di rendersi pericolosi; negli spazi stretti si fermano o sbagliano, risultando innocui quando non nocivi. Non so se questo mio giudizio sia oggettivo o soggettivo, se ho ragione o mi sbaglio. Io però la penso così. E la partita contro lo Spezia me lo ha confermato: il pochissimo di buono che ha fatto vedere Rabiot e l’ottima prestazione di Bernardeschi sono arrivati nel campo aperto, a causa degli errori tattici degli avversari dopo l’ora di gioco e a motivo del vantaggio costruito proprio dal buon Federico. Diversamente (forse) non avremmo visto nulla di speciale da parte loro nemmeno questa volta. Né possiamo sperare di vedere sempre una Juve che perde il possesso palla, subisce il fraseggio avversario, sbaglia più passaggi e sfrutta quindi le ripartenze in campo aperto, perché una Juve simile non sarebbe da scudetto ma nemmeno da quarto posto. Parliamoci chiaro. Il contesto è quasi sempre fondamentale.

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