La crisi del calcio italiano (PARTE 2)

PARTE 1

LA CRISI C’È E SI VEDE

Ho deciso di analizzare i risultati degli ultimi 15 anni, in generale partendo dai quarti di finale ed in particolare di tutte le squadre italiane che, via via, hanno preso parte alle varie edizioni sia della Champions League che dell’ Europa League. Compresi, per quanto riguarda i nostri club, quelli inerenti ai passaggi dei gironi eliminatori che precedono la fase ad eliminazione diretta. Poi, per un’analisi generale, sono partito dai quarti di finale appunto. Il perché di questa scelta è presto detto: credo che le 8 squadre che arrivano a contendersi il trofeo nella fase finale, siano uno specchio fedele di quanto rappresentato in quella specifica stagione. Quello è lo stage nel quale due club della stessa nazione possono affrontarsi e mi è sembrato che potesse rappresentare un buon punto dal quale verificare lo stato di un movimento calcistico di spicco. Un paese con grandi ambizioni dovrebbe darsi, e dare alle sue esponenti, quell’obiettivo minimo. Come amo sempre dire, fino ai quarti forse si può, ragionevolmente, pensare di programmare (salvo imprevisti vari, che sono sempre possibili); ma dopo è necessario anche un sostegno da parte di tanti “fattori esterni”, totalmente imprevedibili e che pure hanno un’incidenza enorme, sull’esito del torneo. Inoltre prendere le vittorie solamente mi sembrava particolarmente ingiusto e per nulla rappresentativo di un movimento, in quanto la Coppa viene vinta da un solo club e questo non significa che gli altri abbiano lavorato male. Invece ai quarti giungono 8 differenti squadre e lì si può trarre un dato più significativo circa la salute di un movimento. Quindi ho segnato tutte le nazioni che hanno portato le proprie squadre nei quarti di finale delle due competizioni europee e, per ciascuna di quelle formazioni, ho segnato anche la nazionalità degli allenatori che le guidavano in quegli anni. Il mio scopo era stabilire se davvero, come si sente dire spessissimo in televisione e si legge ancora più di frequente, “gli allenatori italiani sono i migliori del mondo”. Anche questa attestazione non è che ci venga data dai fatti, né riconosciuta da terzi. No, è un’auto-celebrazione; un po’ come quella, anch’essa fantasiosa, secondo cui “gli arbitri italiani sono i migliori del mondo”. Però, io non sono stato né sono un aspirante arbitro e dunque non mi interessava tanto verificare se quella affermazione avesse anche solo un fondo di verità. Ciò che invece volevo capire era se i nostri allenatori fossero migliori degli altri e perché. Ho pensato che questa fosse un’ottima via per cercare di fare un check-up al nostro movimento calcistico. Ci consente di vedere come le squadre che ne fanno parte si sono comportate quando sono state messe a confronto con quelle degli altri paesi e così di verificare lo stato di salute del nostro campionato, rapportato anche a quello degli altri e considerato che ci possono essere allenatori stranieri sia nel nostro contesto, così come negli altri; allo stesso modo ho poi appuntato tutte le nazioni da cui provenivano i vari allenatori che sono giunti a quel punto della competizione. Perché è però importante capire il nostro valore attraverso il confronto con gli altri? Semplicemente perché, in ogni paese, in ogni campionato nazionale esiste una squadra vincitrice ed è ovvio che non basta primeggiare nel proprio campionato per potersi definire forti e competitivi. La supremazia a livello nazionale è importante ma certo non significativa in senso assoluto. Il Bate Borisov ad esempio ha vinto le prime 11 edizioni del campionato Bielorusso e perciò il suo dominio a livello domestico non poteva essere minimamente messo in dubbio; però non per questo si poteva certo stabilire che fosse una squadra veramente forte e competitiva a livello internazionale. Questa precisazione è obbligatoria perché se bastasse vincere nei propri confini nazionali per avere una validazione della propria forza non ci si dovrebbe porre nemmeno un interrogativo sui motivi per cui un movimento, esponente di un determinato tipo di calcio, sia migliore o più vincente rispetto ad un altro. Invece quello che ci dà riscontri reali è il confronto con gli altri. Il paragone con paesi che hanno più o meno le nostre stesse tradizioni ed ambizioni. Quindi è necessario riuscire ad imporsi anche fuori dai propri confini per poter stabilire di avere un movimento calcistico in salute.

Ebbene il quadro che ne è venuto fuori è abbastanza preoccupante, specialmente per quel che concerne gli ultimi 10 anni. Ovviamente l’edizione 2020-21 delle due coppe è ancora in corso, ma per quanto riguarda il nostro traguardo minimo, ovverosia i quarti di finale, già possiamo tracciare un bilancio e sapere appunto che non ci sono allenatori italiani ancora in corsa, in nessuna delle due coppe. C’è solo una squadra italiana in Europa League che potrà, speriamo, migliorare il bilancio assolutamente disastroso che abbiamo finora fatto registrare in quella competizione. Sappiamo inoltre che nessuna nostra formazione è giunta tra le migliori 8 in Champions League e che quindi, chiaramente, non ci sarà una vincitrice italiana quest’anno. Ed anche un solo anno ha un peso specifico enorme e vediamo adesso il perché: il calcio, pur cambiando apparentemente poco, nel corso degli anni ha invece mutato drasticamente pelle, magari poco alla volta, ma per talmente tante volte ed attraverso un così grande numero di piccole o grandi rivoluzioni (siano state esse tattiche, tecniche, di tipo logistico, regolamentari, di attrezzature e materiali e via dicendo) che, se mettessimo a confronto due partite, una già solo dello scorso secolo con una dei giorni nostri, ci sembrerebbe di assistere quasi a due spettacoli diversi. Figuriamoci se il confronto venisse fatto con una partita degli anni ’50 o dell’inizio del 20°secolo! Cambiare è una cosa nemmeno naturale nel calcio, ma addirittura essenziale ed inevitabile e questi cambiamenti, più o meno grandi, avvengono continuamente e si susseguono con rapidità incalzante. Si può, ragionevolmente, sostenere senza tema di smentita che, un periodo di 10 anni (ma forse anche più breve) equivalga ad un’era geologica nel calcio. Quindi cambiano i sistemi, cambiano le strategie, le metodologie di preparazione. E per non affondare, bisogna tenersi a galla, stando al passo con i tempi. Fermarsi, compiacersi, specchiarsi o anche soltanto rilassarsi un attimo ed allentare la presa, significa predisporsi al fallimento. Commettere una qualsiasi delle leggerezze sopraelencate, ignorando di averlo fatto e non cercando di analizzare il perché la si è commessa o, peggio ancora, facendo finta di non aver fatto alcun errore, equivale a comportarsi come l’orchestrina a bordo del Titanic, che continuava a suonare imperterrita, malgrado la nave stesse affondando inesorabilmente nei mari ghiacciati.  Quindi prendere atto di una crisi, è il primo indispensabile passo da compiere, per potervi porre rimedio.

Andiamo ora nel dettaglio delle due Coppe Europee, cominciando con quello relativo alla Champions League. Ho preso in esame le edizioni che si sono svolte a partire dal 2005-06 fino a quella attuale, ovviamente eccezion fatta che per quanto riguarda le statistiche concernenti i vincitori di quella in corso. Il motivo per cui ho voluto fare questa scelta è stato per dare un  quadro abbastanza fedele degli ultimi anni. Tre lustri mi sono sembrati un buon parametro. Inoltre non volevo essere troppo duro con il calcio italiano, cosa che si sarebbe verificata qualora avessi preso in esame solo l’ultimo decennio. Non possiamo infatti dimenticarci che per molti anni, il calcio italiano è stato sicuramente tra i più competitivi d’Europa, a tratti nettamente il migliore, il più ricco ed anche il più all’avanguardia. Era un modello, preso come fonte di ispirazione da tutti i top flights rivali. Per questa ragione ho deciso di tornare indietro proprio di 15 anni, per poter includere una vittoria italiana in più. Ecco qui sotto il bilancio complessivo relativo alla Champions League.

2005-06 : Barcellona
3 squadre italiane su 4 superano i gironi
Nei quarti giungono 3 squadre italiane ed altrettanti allenatori
2006-07: Milan
3 su 3 superano i gironi
Nei quarti giungono 2 squadre italiane ed altrettanti allenatori, uno dei quali vince la Coppa
2007-08 : Manchester United
3 su 4 superano i gironi
Nei quarti c’è solo un’italiana ed un solo allenatore
2008-09: Barcellona
3 su 3 superano i gironi
Nessuna squadra italiana, né nessun allenatore italiano raggiungono i quarti
2009-10: Inter
3 su 4 superano i gironi
Una sola squadra italiana giunge ai quarti e non c’è nessun allenatore italiano
2010-11: Barcellona
3 su 3 superano i gironi
Una sola squadra ed un solo allenatore italiano giungono ai quarti
2011-12: Chelsea
3 su 3 superano i gironi
Una sola squadra e due allenatori italiani giungono ai quarti
2012-13 Bayern Monaco
2 su 2 superano i gironi
Una sola squadra e due allenatori italiani giungono ai quarti
2013-14: Real Madrid
1 su 3 supera i gironi
Nessuna squadra italiana giunge ai quarti. Un allenatore italiano ci arriva e vince la Coppa
2014-15: Barcellona
1 su 2 supera i gironi
Una squadra italiana giunge ai quarti di finale e ci sono due allenatori italiani
2015-16: Real Madrid
2 su 2 superano i gironi
Non ci sono né squadre, né allenatori italiani nei quarti
2016-17: Real Madrid
2 su 2 superano i gironi
Una squadra e due allenatori italiani giungono ai quarti
2017-18: Real Madrid
2 su 3 superano i gironi
2 squadre e tre allenatori italiani giungono ai quarti
2018-19: Liverpool
2 su 4 superano i gironi
Una sola squadra ed un solo allenatore italiano giungono ai quarti
2019-20: Bayern Monaco
3 su 4 superano i gironi
Una sola squadra ed un solo allenatore italiano nei quarti
2020-21: ?
3 su 4 superano i gironi
Non ci sono né squadre né allenatori italiani nei quarti
Il bilancio delle italiane è di 36 passaggi dei gironi su 46 partecipazioni
Quello delle squadre giunte almeno ai quarti di finale per nazioni il seguente
Inghilterra 33
Spagna 32
Germania 20
Italia 16
Francia 13
Portogallo 7
Olanda 2
Turchia 2
Cipro 1
Russia 1
Ucraina 1

Come possiamo notare, siamo soltanto il 4° paese per numero di squadre presenti almeno nei quarti di finale della Champions League, un bilancio tutt’altro che eccezionale, soprattutto se consideriamo che le prime due nazioni hanno una il doppio delle partecipanti ai quarti ed un’altra addirittura una in più. Siamo più vicini a chi ci segue (Francia), che non a chi ci precede (Germania).  Il bilancio diventa ancora più pesante se lo limitiamo agli ultimi 10 anni.

Spagna 25
Inghilterra 19
Germania 16
Francia 10
Italia 9
Portogallo 5
Cipro 1
Olanda 1
Turchia 1
Ucraina 1

Come possiamo vedere, prendendo in esame soltanto le ultime 10 edizioni, l’Italia scivola al 5° posto come numero di squadre giunte almeno ai quarti di finale, superata anche dalla Francia. Che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ha portato solo il ricchissimo PSG a quel punto della competizione. Se guardiamo ai dati anno per anno, notiamo che superiamo i gironi più facilmente, ma raggiungiamo i quarti con più difficoltà.  Ma veniamo ora ai dati relativi agli allenatori.

Spagna 23 (11 Guardiola 3 Luis Enrique e Benitez 2 Valverde 1 Vilanova, Quique Setien, Sanchez Flores, Lopetegui)
Germania 20 (5 Klopp 4 Heynckes e Tuchel 2 Flick 1 Hecking, Slomka, Magath, Rangnick, Klinsmann)
Italia 20 (7 Ancelotti 5 Allegri 2 Spalletti 1 Conte, Montella, Di Francesco, Di Matteo, Gasperini, Mancini e Capello)
Francia 17 (4 Wenger, Blanc e Zidane 2 Puel 1 Garcia, Houllier e Deschamps)
Portogallo 13 (6 Mourinho 2 Jardim e Conceiçao 1 Jorge Jesus, Rui Vitoria e Ferreira)
Argentina 8 (5 Simeone 2 Pochettino 1 Martino)
Olanda 7 (2 Rijkaard e Hiddink 1 Koeman, Ten Hag, Van Gaal )
Scozia 6 (Ferguson 5 Moyes 1)
Cile 4 (Pellegrini 4)
Brasile 2 (Zico e Leonardo)
Inghilterra 1 (Redknapp)
Israele 1 (Grant)
Norvegia 1 (Solskjær)
Romania 1 (Mircea Lucescu)
Russia 1 (Slutskij)
Serbia 1 (Jovanovic)
Turchia 1 (Terim)

Come vediamo, anche prendendo in esame solo gli allenatori, l’Italia è comunque preceduta dalla Spagna e si colloca in seconda posizione, a pari merito con la Germania, con 20 presenze almeno nei quarti di finale. La Francia è appena a 3 lunghezze dalla coppia di paesi al 2° posto. Certamente questi dati si possono leggere in tanti modi. Si potrebbe dire che alcuni allenatori francesi, come ad esempio Zidane, si sono formati in Spagna e quindi questo può un pochino “falsare” il dato. Potremmo osservare come ci siano delle presenze “anomale” (Montella guidò il Siviglia ai quarti, solo per un brevissimo periodo di quel cammino europeo) o potremmo dire che alcuni allenatori italiani hanno vinto la Coppa o comunque raggiunto le fasi finali alla guida di corazzate come il Real Madrid o il Chelsea. Però cerchiamo di fare un grande forfait e pensiamo ai dati nudi e crudi. Non sorprende (almeno me) il fatto che il tanto vituperato Guardiola sia nettamente il più presente con 11 quarti di finale, pur avendo iniziato a partecipare solo dal 2009-10. Più che doppiati Allegri, Klopp e Simeone, quasi doppiato Mourinho. Fa piacere notare il 2° posto di Carlo Ancelotti, con 7 presenze, il migliore degli italiani, sebbene un pochino avvantaggiato dall’aver guidato alcune delle squadre più forti del momento storico in cui si trovava in quei club. Come bene ha fatto Allegri, considerato che ha sì, sempre allenato formazioni di alto lignaggio, ma certo non le migliori del momento.  In un recap possiamo guardare i paesi migliori nella classifica delle vittorie per nazione sia come squadre che come allenatori.

SQUADRE
Spagna 8
Inghilterra 3
Germania 2
Italia 2

ALLENATORI
Francia 3
Germania 3
Italia 3
Spagna 3
Olanda 1
Portogallo 1
Scozia 1

Si può notare come alla fine vincano quasi sempre squadre provenienti dagli stessi paesi, mentre invece gli allenatori che si sono rivelati vincenti abbiano provenienze un po’ più eterogenee. Questo significa anche che i movimenti calcistici, possono essere  condizionati dalla presenza di allenatori stranieri.

Ma questo è il punto a cui arriveremo dopo aver analizzato anche i dati relativi all’Europa League.

2005-06: Siviglia
2 su 3 superano i gironi
Nessuna squadra né allenatore italiano nei quarti
2006-07: Siviglia
2 su 3 superano i gironi
Nessuna squadra né allenatore italiano nei quarti
2007-08: Zenit San Pietroburgo
1 su 1 supera i gironi
Una squadra ed un allenatore italiano nei quarti
2008-09: Shaktar Donetsk
3 su 3 superano i gironi
Una squadra ed un allenatore italiano nei quarti
2009-10: Atletico Madrid
1 su 3 supera i gironi
Nessuna squadra ed un allenatore italiano nei quarti
2010-11: Porto
1 su 3 supera i gironi
Nessuna squadra né allenatore italiano nei quarti
2011-12: Atletico Madrid
2 su 2 superano i gironi
Nessuna squadra né allenatore italiano nei quarti
2012-13: Chelsea
3 su 4 superano i gironi
Una squadra ed un allenatore italiano nei quarti
2013-14: Siviglia
2 su 2 superano i gironi
Una squadra (proveniente dalla CL) ed un allenatore nei quarti
2014-15: Siviglia
4 su 4 superano i gironi
Una squadra ed un allenatore italiano nei quarti
2015-16: Siviglia
3 su 3 superano i gironi
Nessuna squadra né allenatore italiano nei quarti
2016-17: Manchester United
2 su 4 superano i gironi
Nessuna squadra né allenatore italiano nei quarti
2017-18: Atletico Madrid
3 su 3 superano i gironi
Una squadra ed un allenatore italiano nei quarti
2018-19: Chelsea
2 su 2 superano i gironi
Una squadra (proveniente dalla CL) ed un allenatore italiano nei quarti
2019-20: Siviglia
1 su 2 supera i gironi
Una squadra* (proveniente dalla CL) ed un allenatore italiano nei quarti
2020-21: ?
3 su 3 superano i gironi
Una squadra e nessun allenatore italiano nei quarti.

Il bilancio delle italiane nei passaggi dei gironi è di 31 su 42 partecipazioni.
Quello che segue invece è il bilancio di squadre arrivate almeno ai quarti per nazione
Spagna 24
Germania 17
Inghilterra 17
Portogallo 13
Italia 10
Olanda 8
Ucraina 8
Russia 6
Francia 5
Belgio 4
Svizzera 4
Repubblica Ceca 3
Romania 2
Turchia 2
Austria 1
Bulgaria 1
Croazia 1
Danimarca 1
Scozia 1

Come si può facilmente osservare, l’Italia “vanta” un bilancio davvero catastrofico in Europa League, competizione che nel lasso di tempo che abbiamo preso in esame non è mai stata vinta e che ha visto squadre rappresentanti il nostro paese giungere alla finale soltanto in una circostanza, l’anno scorso, tra l’altro con una formazione (Inter) fuoriuscita dalla CL. In ben 6 occasioni non c’era neppure una squadra italiana nei quarti di finale ed in 7 non c’erano allenatori italiani. Il 5° posto nella classifica per nazioni, dietro anche al Portogallo, è decisamente umiliante. È vero che ci sono paesi pure forti, come la Francia, che hanno fatto anche peggio di noi, ma per un movimento che si vanta di essere di primo piano, quella quinta posizione, con appena due partecipazioni ai quarti in più di paesi come Olanda ed Ucraina, non può non rappresentare una cifra deludente.  Le cose cambiano poco, anche circoscrivendo l’analisi agli ultimi 10 anni.

Spagna 17
Inghilterra 12
Portogallo 10
Germania 8
Italia 8
Olanda 6
Ucraina 6
Russia 4
Belgio 3
Francia 3
Repubblica Ceca 3
Svizzera 3
Turchia 2
Austria 1
Croazia 1
Danimarca 1
Scozia 1

Prendendo in esame i soli ultimi 10 anni della competizione, si nota un tracollo della Germania, che probabilmente ha perso quota anche perché le sue formazioni di maggior valore sono riuscite ad avanzare molto spesso in CL; mentre per quanto riguarda gli altri paesi, non ci sono state variazioni molto importanti. Ovviamente questa è una coppa che, avendo molte più partecipanti al via, rappresentanti molti paesi diversi, risulta essere molto più eterogenea nelle nazioni presenti.  Andiamo ora a dare uno sguardo al bilancio relativo agli allenatori.

Spagna 22 (Emery 7; Benitez 3; Valverde, Ramos, Marcelino e Lopetegui 2; Arteta, Calleja, Garrido e Sanchez Flores)
Portogallo 20 (Jesus 5; Fonseca 4; Villas-Boas 3; Castro, Espirito Santo, Bento, Lage, Paciencia, Santos, Sa Pinto e Mourinho 1)
Germania 13 (Schaaf, Skibbe e Slomka 2; Klopp, Tuchel, Hecking, Kostner, Hitzfeld, Weinzierl e Rose 1)
Olanda 13 (Bosz, Jol e Verbeek 2; Van Gaal, Moniz, Ten Hag, Advocaat, Rutten, Stevens e Vergoosen 1)
Italia 10 (Conte 2; Montella, Marino, D’Onofrio, S. Inzaghi, Prandelli, Reja, Sarri ed Ancelotti 1)
Argentina 5 (Simeone 2; Bielsa, Berizzo e Pizzi 1)
Francia 5 (Garcia, Genesio, Garde, Wenger e Le Guen 1)
Svizzera 5 (Yakin 2; Gross, Weiler e Koller 1)
Belgio 4 (Preud’Homme 2; Gerets e Cossey)
Repubblica Ceca 4 (Trpisovsky 2; Scasny e Petrzela 1)
Romania 4 (M. Lucescu 2; R. Lucescu ed Olaiaru 1)
Inghilterra 3 (Mc Laren, Hodgson e Pardew 1)
Norvegia 3 (Solskjær 2; Solbakken 1)
Russia 3 (Semin 2; Karpin 1)
Turchia 2 (Kocaman e Gűnes 1)
Austria 1 (Hasenūttl 1)
Bielorussia 1 (Goncharenko 1)
Bulgaria 1 (Stoilov 1)
Croazia 1 (Krnzar 1)
Danimarca 1 (Laudrup 1)
Galles 1 (Hughes 1)
Messico 1 (Aguirre)
Scozia 1 (Smith)
Turkmenistan 1 (Berdiyev)

Com’è facilmente intuibile, la lista è molto più lunga e comprende anche allenatori provenienti da paesi davvero inconsueti da trovare nella mappa del calcio che conta. Ovviamente non possiamo non notare come l’Italia si trovi solo al 5° posto per nazioni, preceduta anche da paesi come Olanda e Portogallo, con questo ultimo che in questo torneo la fa da padrone. Un bilancio magrissimo. Con il solo Conte capace di giungere almeno fra le 8 migliori in due circostanze, sempre con squadre che però erano state estromesse anzitempo dalla coppa principale. Dando uno sguardo veloce alla classifica generale, si nota come la Spagna si confermi davvero fortissima, presentando il leader assoluto anche in questa competizione, che è Emery, con 7 piazzamenti almeno nei quarti in carriera, oltre a 3 vittorie consecutive. E quest’anno proverà a fare 4! A chi potrebbe obiettare che 7 piazzamenti nei quarti siano molti meno rispetto agli 11 ottenuti da Guardiola in CL, faccio notare che, in alcune stagioni, Emery è stato impegnato nella coppa dalle grandi orecchie, non potendo quindi incrementare il suo già pingue bottino e comunque, togliendo Guardiola che è un mostro di continuità ad altissimi livelli (non dimentichiamoci che, oltre ad aver iniziato ad allenare in Europa 4 anni dopo l’edizione che prendiamo in considerazione per prima, il catalano si è anche preso un anno sabbatico!), il 2° nella classifica di Champions League è Ancelotti, guarda caso anche lui con 7 piazzamenti nei quarti, il che ci fa comprendere come possiamo considerare, tranquillamente, Emery come un califfo assoluto in questa competizione. Molto bene ovviamente i tecnici portoghesi, con Jesus capofila con 5 presenze ai quarti e qualche finale, ma mai vincitore. Se pensiamo al fatto che c’è stata anche una finale tutta lusitana, si comprende come il raccolto italiano, sia in termini di squadre che in quello di allenatori (una sola vittoria, targata Sarri, alla guida del Chelsea), sia davvero insufficiente. Ora guardiamo il totale delle vittorie per nazione riguardanti squadre ed allenatori.

SQUADRE
Spagna 9
Inghilterra 3
Portogallo 1
Russia 1
Ucraina 1

ALLENATORI
Spagna 8
Argentina 2
Portogallo 2
Italia 1
Olanda 1
Romania 1

Anche se ci sono molti più paesi rappresentati ai nastri di partenza dell’ EL, alla fine ci sono state soltanto 5 nazioni a vincere il trofeo nel corso di questi 3 lustri. Che diventano 6 se parliamo di allenatori. L’Italia esce con le ossa rotte da questa disamina ed è a questo punto che, invece di continuare, ciecamente, a sostenere di produrre i “migliori allenatori del mondo” o di essere uno dei movimenti più forti, faremmo bene a cominciare ad osservare il problema e la natura di esso, con maggiore senso autocritico. Ed è esattamente quanto cercherò di fare nel prossimo paragrafo.

CONTINUA…

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