Superlega flop annunciato

Riflessioni scritte nel pomeriggio di martedì 20 aprile, prima che il progetto Superlega subisse una pesante battuta di arresto con le defezioni dei club inglesi.

di Piergiorgio

Nella notte tra domenica 18 aprile e lunedì 19 aprile 2021 è deflagrata una bomba che ha avuto l’effetto dirompente di uno Tsunami sul mondo del calcio. La fuoriuscita dall’ECA di 12 club tra i più importanti del panorama europeo e la conseguente creazione della SUPERLEAGUE. Da quel momento in poi, non si è parlato d’altro. Perfino il nostro (sgradito) “compagno di vita” da oltre un anno, il COVID, è stato dimenticato e con esso tutte le notizie relative sono scomparse dalle prime pagine dei giornali e dai siti d’informazione. In modo forse anche preoccupante…

Perché è successo tutto questo? Proverò a dare una mia interpretazione della vicenda e cercherò anche di esprimere il mio punto di vista in merito ad essa, tentando di capire dove ci porterà il futuro.

Perché parlo di punto di vista? Perché è ciò che si può esprimere quando ci si cimenta nel tentativo di enucleare e sviscerare qualcosa di totalmente nuovo ed al momento ignoto, non tanto nella forma, quanto piuttosto nelle ragioni che hanno portato a questa situazione. Io non sono né contrario, né favorevole. Mi considero un osservatore, al momento neutrale, di questa doppia fazione che si sta contrapponendo a colpi di dichiarazioni a mezzo stampa. Purtroppo è innegabile che l’argomento in questione è divisivo quanto mai. Perché va a toccare una di quelle cose che stanno a cuore di tutti: il calcio. Che è molto più di una passione ed ormai, è inutile fare finta che non sia così, molto più di un semplice sport. Gli interessi, economici e sociali, che muove il calcio non sono paragonabili a quelli di nessun’altra disciplina sportiva. È fattuale che ci siano fior di interessi e di “giochi di potere” dietro il calcio e fanno solo ridere quelli che fanno finta di indignarsi ora; quando farebbero molto più bella figura a preoccuparsi di mantenere  almeno una parvenza di democrazia e di giustizia. Politici, artisti, addetti ai lavori, giornalisti. Tutti si sono sentiti in diritto/dovere di dire la loro opinione sulla SuperLega. Quindi ho pensato di farlo anche io ma non nella veste di ex-calciatore o di (speriamo) futuro allenatore e nemmeno in quella di semplice “malato di calcio” o tifoso; bensì in quella di osservatore esterno, di un fenomeno a cui non avrò mai accesso e che non mi tocca da vicino. Faccio questa scelta perché, tra i miei amici, siano essi in carne ed ossa o “online”, nel gruppo di Avsim del quale mi onoro di fare parte, sono stato subito “etichettato”, “marchiato” con l’appellativo di “romantico” ed attaccato ai valori tradizionali che questo sport aveva qualche anno fa. In realtà non è affatto così e ciò che mi ha sempre mosso nella vita, è stato il cercare di capire, di approfondire e non fermarmi alle apparenze. Se c’è un evento o un qualcosa che si manifesta dinanzi a me, io cerco sempre di decrittarne il significato e le ragioni che stanno alla base o dietro questa cosa. Sono un curioso. Inoltre, per quanto mi si possa vedere  “attaccato” al mondo del calcio del “tempo che fu”, cioè di quando io bambino cominciai ad appassionarmici o di quando giocavo, vi garantisco che non è così. Il mondo delle fiabe o della “poesia” del calcio, proprio perché l’ho vissuto dall’interno, è finito per me da tanti anni ormai. Tantomeno sono un “pro-establishment”, anzi! Se c’è un uomo che va quasi sempre contro gli enti istituzionali e che, pur interagendo con essi, cerca sempre di sottolinearne le incongruenze e di indicare il modo in cui si potrebbero migliorare, quello sono proprio io! E chi mi conosce lo sa. Quindi sgombero subito il campo dagli equivoci più facili: no, non sono un fiancheggiatore dell’UEFA. Semmai sono proprio i presidenti dei 12 club ad esserlo stati per tutti questi anni, non facendo una piega a qualsivoglia riforma od iniziativa venisse presa dai vertici; votando e ricoprendone cariche istituzionali. Quindi, non sono certo io, umile signor nessuno, a prendere posizione in sostegno del “potere precostituito”. Ma vediamo nel dettaglio cos’è successo e cerchiamo di capire perché. 

I 12 club che hanno costituito questa SUPERLEAGUE erano già da mesi o forse anni, in trattative con l’Uefa, per una diversa assegnazione dei posti per accedere alla massima competizione europea per squadre di club; per un aumento delle partite minime garantite e quel che è più importante (inutile girarci intorno), per una differente ripartizione dei ricavi derivanti da sponsor, partner commerciali e tutte le voci che portano indotto. L’Uefa, che certo non è un’organizzazione di santarellini, né si preoccupa di altro che non sia fare denaro e che fa politica per farlo questo denaro, non voleva accettare tutte le modifiche pretese e messe sul tavolo dai vertici dei club in questione e questa situazione si è andata via via trasformando nel più classico braccio di ferro. Dopo mesi di minacce e di “avvertimenti”, sicuramente anche a causa (ma non per sola causa, come si cerca di far credere) della situazione venutasi a creare in seguito alla pandemia, ecco che c’è stata questa decisione di dare vita a ciò che finora si era solo voluto paventare.  Ma è davvero nata la SuperLega?

La mia impressione, posso sbagliarmi sia chiaro, è che sia ben di là dall’essere una vera fuoriuscita. Vediamo perché. Fin dal primo comunicato emesso dai membri fondatori di questa sorta di “costituente”, si è parlato di volontà di collaborare e sedersi ad un tavolo per dialogare con UEFA e FIFA. Si è più volte rimarcata la volontà di poter realizzare il progetto sotto l’egida dell’Uefa. Questo perché? Se io avessi preso una decisione, magari maturata dopo mesi di incessanti trattative, che non hanno portato a nulla di concreto, non starei nemmeno a menzionarla la controparte. Anche perché, si presuppone e si spera che la stessa sia stata più volte sollecitata, prima di arrivare ad una diaspora ed una frattura così, almeno apparentemente, netta ed insanabile. Se io avessi voluto, non dico realizzare da subito, ma anche solo mostrare di essere forte abbastanza da poter camminare da solo, con le mie gambe, spalleggiato da partner di importanza primaria ed in grado di garantire investimenti a pioggia, non avrei, a quel punto, offerto più nessun ramo d’ulivo ai miei contraltari; sarei partito con un logo, delle date certe e non del tutto aleatorie ed ipotetiche e soprattutto con tutti i 15 club che dovevano far parte permanentemente della Lega, uniti e coesi. Non sarei partito con 12 sicuri, più 3 forse in arrivo, con alcuni di quelli che si vociferava fossero i diretti interessati che non solo non hanno aderito, ma hanno proprio preso le distanze dal progetto. Questa “sparata” ricorda tanto quei mariti che, trovandosi a litigare con le proprie mogli (magari per ottenere qualcosa), agitano lo spauracchio della minaccia di andarsene  via di casa e poi invece restano sempre tra le mura domestiche. Dopo tante di queste liti, un bel giorno, vedendo che ormai la moglie non ci casca più a quella minaccia e non se ne preoccupa poi molto, decidono di uscire di casa, sbattendo la porta. Ecco, quei mariti, se avessero un’altra donna o un posto dove andare o comunque solo non avessero bisogno di quella moglie, che è sì per loro sempre la stessa rompipalle da tanti anni, che ha tanti difetti e li fa tribolare, ma ha anche per loro molti vantaggi e consente comodità ed agio, non sarebbero stati lì lì per uscire, con un piede oltre la soglia di casa, troppo a lungo. Se ne sarebbero usciti e basta, senza tanti proclami. Invece si ritrovano ad aver compiuto un atto di forza, solo per suscitare una reazione, finendo per stare sul pianerottolo di casa, a quel punto invisi a tutti i vicini, ai condomini e pure all’amministratore, che sono stanchi di sentire sbattimenti di porte, urla, strepiti e piatti che volano. Così i 12 club in questione, se avessero già deciso e determinato il  proprio futuro, non starebbero ancora lì a fare l’occhiolino alle istituzioni, ma avrebbero già tutto fatto. E mi auguro per loro che stiano solo cercando un modo per “forzare la mano”, perché se invece avessero intenzione di fare sul serio beh, vorrebbe dire che sono partiti nel modo peggiore possibile. Con un sito raffazzonato ed abborracciato alla bell’e meglio, senza un’assemblea costituente definitiva e senza neanche una data di partenza certa. Se volevano partire ad agosto, avrebbero dovuto avere già il calendario stilato e pronto. Ma d’altronde, pensateci bene, che vogliano lavorare in stretta collaborazione con l’Uefa traspare anche dal fatto di volere 5 club che si aggiungerebbero ai 15 sempre partecipanti. Decisi, a loro dire, in base a meriti sportivi. E quali? Se non quelli che possono emergere da competizioni ufficiali omologate dall’Uefa? Come si potrebbe “aggirare” il massimo ente europeo, che risponde all’unico ente ufficiale, universalmente riconosciuto e cioè la Fifa, per  prendere accordi, di anno in anno, con quei club che dovrebbero conquistare il diritto a partecipare attraverso i campionati, contestualmente facendoli “rinunciare” a disputare la Champions League o un’altra coppa, che a quel punto continuerebbero senza i club partecipanti alla SuperLega? Vedete che c’è un’incongruenza netta e visibile a chiunque. Anche perché supponiamo che nessun club voglia unirsi, una tantum, cosa farebbero i 15? Giocherebbero la loro coppa multimilionaria tra di loro? No, ovvio. Qui c’è una chiarissima e logica, del resto, necessità di continuare l’interazione, anche per non arrivare al punto di non ritorno, cioè quello della uscita dall’Europa, di una “Brexit” calcistica che porterebbe alla rovina tutti.  Già, perché è fin troppo chiaro il concetto che sta alla base della volontà di queste società: cercare di ripianare i propri conti. Perché, nel caso in cui non fosse chiaro, le 12 società che hanno aderito alla SL  hanno un ammontare di 6.5 miliardi di € di debiti. E sapete con chi ce li hanno, per la maggior parte? Con istituti bancari e di credito. Quindi, hanno ben poco da fare la voce grossa, nel ricordare a tutti del loro prestigio enorme, perché se si sono accumulati rossi così ingenti, è perché questi club sono stati gestiti molto male e non solo per la crisi. Se il Tottenham risulta essere il club più indebitato del lotto, senza aver portato a casa nemmeno una FA Cup, non possono neanche sorridere squadre che hanno sceicchi al loro fianco o che hanno vinto tanto negli ultimi anni. Quindi, e lo ha ribadito molto chiaramente Florentino Perez, questa è una mossa per salvarsi. Loro però, con le loro spese folli e totalmente fuori da ogni logica.

Sulle motivazioni che stanno alla base di questa “azione” c’è ben poco da chiarire. Il punto da capire è il seguente: possono sopravvivere i club senza questa riforma? Può sopravvivere l’Uefa senza quei club nelle proprie competizioni? Possono sopravvivere i club  fuoriusciti con la loro nuova Coppa, senza crismi di ufficialità? Questi punti vanno chiariti e bene. Andiamo con ordine: partiamo con l’Uefa. La loro reazione è francamente indifendibile. Una cosa davvero patetica. Come si può infatti cercare di spaventare i club minacciandoli con la possibilità di estrometterli dai campionati nazionali? È una cosa, al momento, assolutamente impossibile. Se cambieranno i regolamenti forse, ma allo stato attuale delle cose no. Quindi cercare di far credere che potrebbero estromettere i 3 club rimasti in gara nella Champions League in corso ed i 2 in lizza per l’Europa League, creando tra l’altro un danno economico a se stessa, infrangendo i rapporti già stretti coi broadcasters che hanno comprato i diritti televisivi e gli sponsors, è talmente tanto ridicolo che avrebbero dovuto risparmiarsi/ci una simile figuraccia. Così come pure la velata minaccia ai calciatori di non poter partecipare a Mondiali ed Europei. Una cosa veramente penosa. Da queste  reazioni, tra l’isterico ed il grottesco, si intuisce che non ci sia alcuna GOVERNANCE degna di questo nome ai vertici del calcio europeo. Ceferin ha fatto una figura barbina e questo bisogna dirlo a chiare lettere. Soprattutto e questo però vale anche per i 12 club, perché bisognava valutare i possibili sviluppi e le eventuali vie d’uscita da questa situazione, prima di fare il passo più lungo della gamba, e Ceferin in persona avrebbe dovuto ricordarsi che riveste una carica importante sì, ma transitoria prima di sparare a zero su alcuni ex membri dell’esecutivo, coi quali dovrà giocoforza tornare a comunicare, se vuole uscire da questa situazione di “stallo alla messicana”. Allo stesso modo, i suddetti ex membri dell’esecutivo, avrebbero potuto comportarsi in maniera più limpida e trasparente, anziché agire in modo ambiguo e muovendosi nell’oscurità. Questa cosa non gli fa onore, così come il fare il doppio gioco e potrebbe ritorcerglisi contro, un domani che si dovranno sedere al tavolo delle negoziazioni.  Già, ma succederà? Sì, è inevitabile. Perché per quanto poco possa piacere o anche magari dare il disgusto, per giocare competizioni ufficiali bisogna far sì che si disputino sotto l’egida di FIFA, CONCACAF, CONMEBOL, CAF, OAF, ACF ed appunto UEFA. Tutto ciò che non viene organizzato sotto queste sigle e con la loro omologazione, è sì legittimo, perfettamente legale e possibile, anche se le squadre in questione dovessero rinunciare ad un’ipotetica Champions League che andasse avanti a prescindere dalla loro presenza, anche se si disputasse questo torneo nello stesso giorno ed agli stessi orari della CL, ma sarebbe semplicemente un’esibizione. Né più né meno. Ed agli sponsor, le esibizioni piacciono poco. Ai grandi calciatori, ai grandi allenatori, interessano tornei ufficiali, che facciano gonfiare il proprio palmares. Di soldi ne hanno già abbastanza per poter campare loro e le generazioni a venire. Non dico che facciano schifo, anzi. Però sono sicuro che non privilegerebbero mai una coppa neo-nata, rispetto alla Champions League. Mi si dirà: ma la CL è diversissima dalla Coppa dei Campioni eppure è rimasta tale. Sì, però appunto si è deciso di mantenere vivo quell’albo d’oro. E credete che una società come il Real Madrid possa essere felice di vincere una ricchissima esibizione, in tutto e per tutto equiparabile alle amichevoli, mentre altre grandi realtà, incrementano il proprio bottino di Champions? E la Uefa, può essere soddisfatta di perdere quelle che sono state le squadre che hanno contribuito a creare la leggenda del calcio europeo? Certo che no. E sul fatto, come obiettano in tanti, che le banche metteranno talmente tanti soldi che si creerà da sé il prestigio, si può garantire per le prime edizioni ma se la cosa non dovesse prendere piede e magari creare quell’interesse che si aspettano gli investitori, la cosa scemerebbe, con un evidente crollo di credibilità per tutte le parti coinvolte. Lo scopo di Florentino e gli altri è ottenere una riforma della Champions più in linea con il loro format e  soprattutto non dover aspettare fino al 2024, prima che diventi realtà. Le stesse sue parole “un altro anno possiamo aspettarlo” fanno capire la sua deadline ovvero il 2022. Ma sono certo che né lui né gli altri vogliano dover disputare delle esibizioni di lusso, mentre la ciccia delle partite ufficiali cuoce altrove… e sull’attrattiva di queste esibizioni potremmo portare l’esempio del Pro Tennis Tour, che venne creato da alcuni dei migliori giocatori del mondo, negli anni ’60 in contrasto con la Federazione Internazionale.

I giocatori chiedevano premi più importanti e vedendo che gli veniva risposto picche, decisero di formare un circuito alternativo e professionistico. Ovviamente tutto legale. Però non poterono partecipare per 7 lunghi anni ai tornei del Grande Slam, né a quelli tradizionali del circuito o alla Coppa Davis. Rod Laver, che era il più grande giocatore dell’epoca e che aveva vinto il suo primo Grande Slam nel 1962, perse la bellezza di 28 opportunità di poter vincere  altri grandi tornei e quando ritornò (nel 1969)e chiuse un altro GS, pensò che forse aveva buttato i migliori anni della sua vita tennistica, per giocare dei tornei remunerati benissimo, ma dei quali non interessava niente a nessuno. Chi sa, anche fra i più grandi appassionati di tennis, chi vinse quei tornei? E dopo un iniziale entusiasmo (anche perché oltre a Laver c’erano anche quasi tutti gli altri fenomeni dell’epoca, da Rosewall a Hoad, e furbescamente si era deciso di giocare in grandi città magari fuori dal circuito maggiore), gli spettatori calarono visibilmente. Anche perché di circuiti se ne erano formati 2. Con rispettivamente una quindicina di giocatori in uno ed una ventina nell’altro e neppure un estremo tentativo di unire i due gruppi fu sufficiente a salvare il Pro Tour. Perché le persone si erano stancate di vedere sempre gli stessi incontri, seppure qualsiasi combinazione garantisse sempre livelli altissimi. Ma si era persa la “formazione dell’evento”. Non c’era la possibilità, magari remota,  ma sempre aleggiante, di poter vedere il campione magari estromesso al 1° turno, anche per mano di un giocatore giovane e sconosciuto. Vedere 40 volte all’anno Ken Rosewall vs Lew Hoad toglieva quell’unicità alla partita, che invece veniva conferita dal percorso fatto dai due per arrivare in Finale a Wimbledon o al Roland Garros. E mancava la magia e la tradizione della cornice. A nessun grande giocatore poteva importare di meno di vincere il WTC di Dallas.

Di queste cose si terrà conto. Non può non essere così. Si sono espressi e lo hanno fatto molto chiaramente Klopp, Guardiola, Bielsa e tutti gli altri. Infine, i 12 club non possono far finta che tutta la levata di scudi che la loro mossa ha suscitato, non sia avvenuta. Perciò si arriverà al compromesso. Si dovrà rinegoziare e la figura che verrà fatta, da ambo le parti, non sarà per niente bella. Perché qui bisogna fare un minimo di chiarezza e spiegare a chi di dovere che nessuno in questa faccenda può permettersi di dare lezioni di moralità ai suoi “interlocutori”. E qui permettetemi di fare una precisazione ad una cosa che mi fa davvero imbestialire e che è l’unica concessione al mio passato che farò. Quando leggo commenti del tipo “eh ma come fanno a parlare di poesia e di calcio del popolo, dei tifosi, i calciatori e gli allenatori con tutto quello che guadagnano?” mi si chiude la vena. Proprio perché è così populista e così ipocrita fare questi ragionamenti e perché invece accusano di ipocrisia chi ipocrita non lo è. Özil, ad esempio, è figlio di immigrati turchi in Germania. Non credo navigasse nell’oro. Per cui, chi se non lui, può parlare del sogno di un bambino che riesce ad arrivare al massimo livello? Ognuno di noi ha cominciato così, calcando i campetti polverosi della squadretta locale,  per poi arrivare ad approdare in una società professionistica e vi posso assicurare che quando si arrivava a giocare su campi in erba con spogliatoi veri, con arbitri e guardalinee (la prima volta che ne vidi due fu in una partita del Campionato Allievi Nazionali), la sensazione di “avercela fatta” era tangibile e nessuno che l’abbia provata se la dimentica, sia che poi abbia avuto la bravura e la fortuna di giocare in Champions League o che magari si sia dovuto fermare poco dopo, com’è successo al sottoscritto, e sia che provenisse da famiglie povere o che invece avesse la fortuna di avere una famiglia abbiente alle spalle. E proprio questo va detto: se uno è ricco non ha più diritto a parlare di moralità? A dire che cosa è bello e giusto e cosa, a parer suo, non lo è? Quanto è, questo sì, ipocrita e classista al contrario questo discorso? E quanto è populista e semplicistico dire “il calcio è diventato business ormai da tanti anni e non si può far finta di accorgersene solo ora”? Perché il Bayern non ha voluto entrare? Perché non è stato invitato? Ma non fatemi ridere. Perez pagherebbe di tasca sua per averlo al suo fianco un club di quel genere. Forse perché è un club “virtuoso”; così come lo sono Atalanta ed Ajax. Ed è giusto che continuino ad esserci loro, con le loro storie che sono difficili, sempre più difficili da realizzare al giorno d’oggi; con una disparità di trattamenti economici già così vistosa ma che risulterebbero impossibili, se a 15 società fosse consentito di partecipare di diritto alla coppa più remunerativa (perché è quello che vorrebbero) ogni anno e quindi avendo la possibilità di fatturare 100 volte quello che fatturerebbero le non ammesse, gestendo una puglia molto più ingente e sicura, garantita, cosa c’è di ipocrita e stupido nel sottolineare la mancanza di meritocrazia sportiva in quella formula? Non è e non sarebbe giusto. Si dice “eh ma tanto quand’è che quelle non si qualificano?”. Il Milan non partecipa da anni. La Juventus quest’anno rischia di non qualificarsi.  L’Arsenal non ce la farà al 100%. E poi, se è così scontato che ce la farebbero, allora perché pretendere il posto garantito? È questo che “puzza” profondamente di questa formula. Così poi, tante parole per le troppe partite e cosa si fa, se ne aggiungono altre 12? La salute dei calciatori, d’un tratto, non è più prioritaria. Sono tutte queste palesi contraddizioni, come quella di sottolineare da parte di alcuni tifosi giustamente come in Uefa non ci siano certo educande, ma ignorando che nemmeno i 12 presidenti che parlano di sostenibilità e aiuti alle piccole, che vaneggiano di grandi investimenti quando a malapena ripianerebbero i debiti che hanno accumulato almeno con la prima infornata di denaro ricavato, sono lì per fare beneficienza. Io non sono contrario alla riforma della Champions. Anzi. Sono favorevole. Non mi piacciono due cose: il metodo ricattatorio che è stato usato per arrivarci e la voglia di garantire la presenza costante di quelle 15. Quella è la morte dello sport e della giustizia. Mi spiace ma non mi convincerò mai del contrario e credo di aver spiegato bene perché. Auspico che il nostro caro Presidente Andrea Agnelli si concentri sulla Juventus da noi amata e soprattutto possa riprendere quel cammino di “freschezza mentale” che me lo aveva fatto apprezzare molto. Auspico che i 12 si siedano e capiscano dove hanno sbagliato. E così faccia la Uefa. E che i tifosi (e no, non è retorica) vengano ascoltati, così come il parere degli attori principali di questo sport meraviglioso. Che si tenga conto di tutti questi fattori e si arrivi ad un accordo giusto, che vada, realmente, nell’interesse di tutti e non serva solo a coprire le inadempienze di alcuni. Che si privilegi il bene più grande che è il calcio stesso ed i fans che ne sono l’anima, il battito pulsante e la garanzia per il futuro. 

13 Replies to “Superlega flop annunciato”

  1. Un paradosso che non centra il problema, nemmeno in quanto paradosso.

    Divergiamo su cosa è ovvio e cosa no. Ti ho fatto anche alcuni esempi di altre persone, più autorevoli di me che divergono sul tuo concetto di ovvietà. Che poi dire “una cosa è ovvia” purtroppo, per definizione, non è argomentare.

    La UEFA ha over reagito. Ha minacciato cose che andavano a suo stesso danno pur di fare la voce grossa. Gli insulti ad Agnelli sono emblematici di come abbiano perso la testa. Poi sì, si è risolto in 2 giorni, non si sa come, permettimi almeno di dire “non si sa come”, senza complottismi. Quando e se si capirà di più mi darò una spiegazione.

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  2. Vabbè “ho argomantato”, basta che te lo dici da solo. “tutto il resto è fuffa” è una grande argomentazione :D.

    Giocare nudi non si può perché ci sono delle leggi negli stati, ma la superlega non infrangeva la legge degli stati, se mai quella del UEFA… questo è il tenore delle tue argomentazioni, “giocare nudi”, ok.

    Se di concreto non ci fosse stato nulla, Agnelli non si sarebbe dimesso, la JP Morgan non si sarebbe prestata, la UEFA non se la sarebbe fatta sotto. Già l’accadere di queste cose è un fatto concreto, con conseguenze concrete.

    Buona giornata Pier. Per me stai scazzando, ma nemmeno di poco, ma non è che posso forzarti al confronto. Evidentemente sto “parlando del nulla” per te.

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    1. Quello del giocare nudi è un paradosso. La Uefa se l’è fatta sotto? Ammappate, in meno di 48h hanno stroncato la cosa sul nascere, passando pure come i paladini del calcio pulito ed ottenendo applausi dal 90% degli attori interessati; facendo passare sotto silenzio gli insulti di Ceferin ad Agnelli; un finanziamento multimiliardario che porteranno in dote ai club e dulcis in fundo, ottenendo il rientro con le scuse ed a capo chino di 9 dei 12 club coinvolti. Secondo me dovrebbero fare una statua ad Agnelli e Perez per quanto ne sono usciti rafforzati. Io al confronto sono sempre pronto ma se mi si contestano anche le ovvietà perdo di interesse.

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  3. I governanti continuano a non entrarci niente. Se è una cosa illegittima lo deva stabilire un tribunale e cmq riguardava la UEFA non i governi. Cmq, prendo atto del fatto che non vuoi discutere nel merito.

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    1. Macchè non voglio discutere Dani! Tu mi vieni a contestare un pezzo che ho scritto prima che avvenisse lo split, nel quale presagivo ciò che(dovevi farti un giro sui vari social fino a Martedì sera per vedere il livello di delirio soprattutto dei tifosi juventini)non sarebbe mai avvenuta questa competizione nei termini in cui tutti la raccontavano; ne denunciavo il bluff, perché è bene sperare che lo fosse(e pure quello ho scritto)perchè se così non era, allora la figura da dilettanti è ancora maggiore per tutti i motivi che ho elencato; ho detto che non si potevano mettere contro tutta l’opinione pubblica ed i governi(e come non c’entrano, ma dove vivi? Se tutti stanno dicendo che l’intervento di Boris Johnson è stato decisivo), facendo finta che quelle voci che erano diventate un boato non esistessero ed auspicando, li sì senza sapere che erano così abborracciati che nemmeno la garanzia che nessuno facesse marcia indietro si erano creati; non avendo un paracadute niente di niente; che potessero sedersi attorno ad un tavolo e rivedere ognuno le proprie posizioni. Cosa che invece non hanno potuto fare perchè l’Uefa, spalleggiata eccome dai governi di tutto il mondo(e meno male che non c’entrano!)si è dimostrata ancora più potente e forte di quanto pensassi. In tutto questo il nostro presidente che tu difendi ancora, sta facendo una figura oscena. Inoltre che fosse illegittima come competizione ufficiale non lo deve stabilire alcun tribunale ma lo stabiliscono i regolamenti Fifa ed a cascata di tutte le federazioni che la compongono a livello continentale, nazionale e regionale. Quindi i 12 club che ne fanno parte ed hanno tutte registrazioni ed immatricolazioni, non possono non tenerne conto. Avrebbero potuto organizzare delle esibizioni certo, oppure formare un nuovo organismo internazionale previa però l’uscita da quello esistente ed era chiaro che non fossero queste le loro intenzioni; che invece erano proprio quelle dei tennisti che ho citato, con un paragone perfetto, molto più di quello dell’Eurolega, perchè in quel caso si è trovato un accordo che è quanto io auspicavo e che non si sarebbe mai potuto fare nei termini in cui lo ha fatto il basket. Che c’entra che quello è uno sport individuale? A livello regolamentare è proprio la stessa cosa che i club avrebbero potuto fare e non hanno fatto. Io ora ti ho risposto e credo in maniera chiara. Se vogliamo andare avanti col botta e risposta sul nulla possiamo. In ogni caso ti auguro una bellissima giornata! Un abbraccio

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  4. Direi di sì, che ti sei perso qualcosa, semplicemente perché eri già partito, come spesso fai, per criticare a prescindere e per cercare di confutare, senza neanche leggere attentamente e per questo fallendo nell’obiettivo, ciò che avevo detto. I miei esempi sono tutti molto calzanti mentre i tuoi no e sai perchè? Perché partono dalla certezza(ecco il bluff)del fatto che non c’era nessuna SuperLega bensì solo la volontà di portare l’Uefa ad accettare la propria formula(che era inaccettabile da qualsiasi ente super partes)e ad accelerarne l’inizio. Quindi non dal 2024. Tutte le tue parole, sulla bontà del provare a fare qualcosa di diverso, di voler dare un impulso nuovo e tutte quelle belle cose, sono parole appunto. Perchè l’unica cosa che cercavano di fare, era trovare un sistema per appianare i propri debiti. Ed anche lì, ti sbagli e sei male informato, in quanto il grosso dei debiti sono dei prestiti contratti con istituti di credito. E con acquisti evidentemente fuori budget e quella come me la chiami se non mala gestione? Daniele! Ma questo si chiama “contraddizione in termini”! A me sta bene tutto. Posso non aver detto mezza cosa giusta, come sostieni tu nella tua replica, peccato che tutto ciò che avevo preconizzato ieri(ho scritto dalle 15 alle 17)si è rivelato vero. Quindi proprio tutto così errato ciò che ho scritto forse non lo era, giusto? Detto questo tu sei molto schierato a favore della società. Io invece no; non ho amici nè nemici e mi limito ad osservare le cose in modo molto equilibrato e distaccato. Questo è quanto. Un abbraccio

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    1. Pier, figurati, per me sei una persona con cui discuto volentieri amichevolmente, non c’è un pregiudizio verso di te. Dici che sono prevenuto e schierato nei confronti della società, non mi pare. Ma non ha senso esprimersi così, entriamo nel merito.
      Non ho capito la tua replica. (i numeretti servono per mettere ordine negli argomenti. E’ rudimentale ma spero serva allo scopo.)

      1) Perché i miei esempi non sarebbero calzanti? Io almeno te l’ho spiegato il perché i tuoi non lo erano.

      2) Che vuol dire che il bluff sarebbe credere che non c’era alcuna super lega? In che senso non c’era nessuna super lega? A me pare la proposta fosse concreta.

      3) Che tutte le squadre cerchino di appianare i propri debiti l’ho detto pure io, ma non capisco cosa ci sia di sbagliato. Qualunque azienda cerca piani d’investimento per saldare i debiti, è loro facoltà. Il come lo si fa credo abbia la sua importanza, e di questo stavamo discutendo. Non è che solo perché vogliono saldare i debiti stanno sbagliando.
      Che poi le aziende, le società, pur a fronte di perdite strutturali che derivano da una cattiva gestione degli organi che amministrano le leghe (vedi i riferimenti nel mio precedente intervento), abbiamo infranto il criterio di economicità spendendo più di quanto ricavano, ancora, non è una ragione per non fare la superlega. C’è stato un intervento di Flavio Tanquillo a Juventibus dove spiega bene la cosa. Perez non è tenuto a rendere conto del perché ha gestito male il bilancio, cioè, sì ne deve rendere conto agli azionisti ed ai creditori, ma non alla UEFA ai tifosi o a chi altro. Non è che siccome han amministrato male allora devono essere puniti. E ti ripeto, il fatto che abbiano amministrato male, ha portato cmq dei ricavi al calcio. Se non avessero investito così tanto probabilmente avrebbero perso appeal. Cioè, se la principale fonte di reddito sono i diritti tv, e una squadra di bassa classifica di premier prende di più della juventus, c’è qualcosa che non va o no? Se è possibile agire affinché ciò non accada non dobbiamo cmq farlo perché paghiamo Ronaldo più di quanto ci potremmo permettere? Spiegami il ragionamento.

      A me non sembra si sia avverato nulla, c’era una situazione instabile e tu hai detto “è instabile!” :D … eh beh.. adesso io vorrei proprio sapere se i club che si sono ritirati si son ritirati per amore dello sport, o perché han subito ingerenze esterne. Se mai lo sapremo ovviamente. E’ presumibile pensare che non ci sia stato un ripensamento sulla base della volontà popolare, così come degli allenatori e dei calciatori, per il fatto che non agiscono mai così, c’è stata una avvilente rinuncia alla comunicazione. E’ stato tutto a senso unico ed in un lasso ti tempo troppo breve.

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    2. Si è avverato tutto. La proposta non era concreta affatto e te l’ho spiegato nello scritto perchè non lo fosse. Non poteva stare in piedi. Il bluff fa sì che i tuoi paragoni non reggano perchè si basano su un presupposto sbagliato. Non c’è niente di male nel voler ripianare i debiti? Può darsi ma allora perchè contesti la mia frase in cui dico che erano stati gestiti male? Se sei pieno di debiti non puoi essere stato gestito bene. Tra l’altro c’è molto di male a voler ripianare i debiti sulla pelle dei club virtuosi. In ultimo: eh no che non è così semplice, io ho scritto quando tutti davano per fatta la SuperLega ed ho detto che invece, così come in tanti la stavano prospettando, non sarebbe mai avvenuta. E che i club non avrebbero non potuto tener conto di tutta la sollevazione popolare che c’era stata. Quindi vedi che non era affatto scontato. Infine, non parlo di pressioni o di mazzette, in quanto io mi baso sui fatti concreti ed acclarati. Ad oggi non ci sono prove nè dell’una, nè dell’altra cosa, a meno che per pressioni tu intenda la levata di scudi generale, che però se fosse stata una proposta concreta avrebbe A) dovuto essere messa in conto e B) non fare alcuna differenza. Sempre con massima amicizia. Grazie per avermi letto

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    3. Ci sono dei problemi nei pulsanti delle risposte. A volte non è possibile rispondere direttamente al commento.

      Ma come fai a dire che non c’era alcuna super lega? Non si è concretizzata, si sono ritirate le squadre in pochissimo tempo, la formula della superlega era fumosa, non ci stavano nei tempi, mancavano le squadre per arrivare a 20, tutto quello che vuoi, ma erano stati stanziati i fondi, 12 squadre avevano aderito, credo siano stati stipulati dei contratti. A me sembra qualcosa di concreto. Che poi avesse come obbiettivo mettere in allerta la UEFA, ci sta, ma infatti la superlega non voleva essere altro rispetto alla UEFA, come dici pure tu, come han dichiarato nel comunicato, voleva integrarsi con essa. Questa era la formula della superlega, e questa era un proposta concreta. Proposta… spaccatura, proposta di rottura, nei confronti una certa linea di condotta. Agnelli Perez ecc.. la JP Morgan, ci han messo la faccia, non è qualcosa che fai tanto per fare i capricci… ti immagini che una banca internazionale si presta ad una cosa del genere? Davvero non capisco come fai a dire con “certezza” (parola da te usata) che si sia trattato di un bluff. Ma vabbè, io manco sto qui a discutere di questo, per me poteva anche essere un bluff, il fatto è che non lo so e di fatto c’è stata una proposta concreta. Quello che m’interessa è il merito della proposta, o almeno le tematiche che solleva. Cosa vorresti dire dicendo che era tutto un bluff? Che le tematiche sollevate dalla Superlega non hanno ragion d’essere? A me pare che abbiano uguale valore.

      Intendiamoci sul mio criticare il fatto che le società siano gestite male. Le società sono poste nelle condizioni di essere gestite male, io questo ho detto, rimane che sono gestite male. Ho scritto che non si può semplificare dicendo che i presidenti le han gestite male, bisogna tener conto anche delle ragioni che spingono le società ad andare oltre i vincoli di bilancio. E mi sono spiegato su questo. Non sto certo cercando di proteggere la gestione di Agnelli o di Perez, dico che di questi va capito il comportamento. Cioè ad un certo punto bisogna anche rendersi conto che la juve, così come Real e Barcellona dovrebbero adottare una politica tipo il Borussia per sopravvivere virtuosamente alla depauperazione delle rispettive leghe. Questo vorrebbe dire ridimensionarsi, perdere la grandezza e l’egemonia avuta fin adesso, a favore delle nuove realtà inglesi (tra cui il Tothenam che cmq si è indebitato parecchio, società inglesi che hanno il problema dell’accesso alla Champ). Così facendo cmq andrebbero ad indebolire ulteriormente le leghe di appartenza, perché i campioni affermati, quelli che fanno spettatori andrebbero a maggior ragione in premier. A causa di tutto ciò il rischio d’impresa si alza, e le squadre in crisi per rimanere in sesto devono aumentare gli investimenti, ciò vuol dire aumentare il rischio di non poter ripagare il debito. Se le grandi falliscono poi ci rimettono tutte le altre, ci rimette il movimento del calcio. L’idea della SL è quella di aumentare l’utenza, è come nelle regole di base in economia aumentare la produttività, crei valore senza doverlo togliere a qualcun altro.
      Quindi non si tratta affatto di ripianare i debiti sulle spalle dei club virtuosi. Al Bayern non viene tolto niente. Viene tolto alle società minori se mai, che vedono diminuire la loro visibilità e quindi sponsor ecc.. e questo è giusto… che siano club virtuosi o no, come l’atalanta, la visibilità che pagano gli sponsor, non è quella dei traguardi sportivi ma quella, come detto, del campionato e delle squadre che vanno ad affrontare.

      Che la superlega non sarebbe mai avvenuta così come era stata proposta, che ci sarebbero state delle modifiche, che sarebbe potuta fallire penso se lo aspettassero tutti. Io steso l’avevo messo in conto. Nessuno si aspettava che sarebbe accaduto così presto. Le polemiche credo le avessero messe in conto, magari non così esagerate… cioè si sono espressi i governanti… i ancora devo capire perché si sono espressi i governanti. Sai darmi una spiegazione? Poi non sto qui a dire che ci sono stati complotti, mazzette ecc.. lo sapremo quando sarà il momento. Dico solo che anche se fosse stato un bluff, anche se le polemiche fossero state messe in conto o anche se non fossero state messe in conto (cosa che mi pare assurda), le tempistiche con cui tutto è andato a puttane è così particolare che non vale nemmeno come bluff perché non c’è stata contrattazione. Per questo dico che ci sono state ingerenze, altrimenti non si capisce il senso di fare una cosa del genere e ritrarsi 2 giorni dopo con tanto di scuse e inchini. Magari son stati gli sponsor che han parlato con le squadre temendo un calo d’immagine, ma anche così, tutto ciò non avviene in 2 giorni.

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    4. Si sono espressi i governanti perchè la proposta era inconsistente ed illegittima. Si è tentato un “golpe” con le cerbottane contro gente armata di bombe. Non poteva funzionare.

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    5. Eh non vuoi discutere, non vuoi argomentare, non è che cambi molto. Io ho le mie idee e le esprimo con fare convinto ma amichevole, non è che sto cercando il litigio, mi pare di aver dimostrato più volte che se mi rendo conto di aver sbagliato lo ammetto. Ed onestamente non mi pare di star parlando del nulla.

      Continui a parlare di bluff, il bluff è una finzione, qui son state fatte cose concrete. Metti anche per provocare una reazione, ma è una provocazione concreta, più che finzione siamo al limite della minaccia. Perez ha detto che per uscire le società devono pagare una penale, ti ripeto che c’è di mezzo uno delle banche più importanti del mondo, non è qualcosa che si può improvvisare, perez ha detto che portavano avanti la cosa da 3 anni.
      Se per bluff vogliamo intendere che si voleva forzare un certo modo di vedere le cose, ci posso pure stare, ma se si vuol dire che è stata tutta una montatura no.
      E’ chiaro che non si trattava nemmeno di un progetto quanto l’espressione di una volontà e che le cose sarebbero state in divenire qualora si fosse fatto, questo a prescindere da quello che dicevano i tifosi pro e contro sui social, che onestamente, descrive un contesto ma non è un argomento.

      I governi non c’entrano niente Pier, è orrido che si siano messi in mezzo, han usato l’opinione pubblica, per accaparrare consenso. Vogliamo dire che la politica fa appunto questo, cerca consensi? Ok, ma permettimi di dire che è una strumentalizzazione illegittima, e va denunciata come tale. Se poi si legge che Boris fa pressione su club di premier, vedi che ho ragione a parlare di ingerenze? Noi abbiamo una società che è incentrata sulla libertà d’impresa e di libero mercato, io posso capire quando il libero mercato crea un danno ad uno stato allora lo stato interviene a regolamentare il mercato, ma in questo caso, ed è di questo che mi lamento, non c’era alcun pericolo per lo stato. E’ grave. E’ l’estremizzazione del populismo. Possibile non se ne renda conto nessuno? Anche Michele Boldrin si è espresso sul fatto. https://www.youtube.com/watch?v=2Uj5NfOObCE&t=150s
      E’ difficile non condividere quello che dice.

      Che la SL sia illegittima lo dice un regolamento, ma il regolamento va discusso nelle sedi opportune, fin anche portando la questione in tribunale, non si fanno sentenze di strada, tantomeno in strada. Ed il fatto che sia illegittima riguarda la UEFA, non i governi, non è illegittima per i governi. E’ una roba aberrante passata come normale, nell’indifferenza generale.

      L’eurolega ha trovato un accordo dopo 1 anno di scissione. E’ un esempio molto pertinente, sia perché riguarda società e non singoli individui, sia perché l’obbiettivo della SL era quello di convivere col campionato e le leghe esistenti, come appunto accade con l’eurolega (dove si è visto anche le conseguenze di nello scindere le competizioni), e come invece non è accaduto nel tennis.
      Il fatto che siano individui influisce sullo svolgimento della manifestazione, non sulla formalizzazione del torneo, perché le società si rinnovano e rinnovandosi rinnovano lo spettacolo, mentre come dicevi tu, dopo 10 volte che vedi sempre giocare gli stessi 2 perde attrattiva, mentre nella lega nascevano nuovi giocatori. E come ho detto sono anche diversi i tempi e i mezzi rispetto agli anni 60. La super lega è un esempio recente.

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    6. Ho argomentato. I fatti sono fatti. Di concreto non c’era nulla: neppure un gruppo di squadre coese e ferme nelle loro decisioni. I governi c’entrano eccome. Tutti rispondiamo a dei governi. Ma quali ingerenze? Se decidessero di giocare nudi pensi che i governi non potrebbero intervenire? La realtà è che sono stati sbugiardati in meno di 2 giorni. Il resto è fuffa.

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  5. 1) I club che si sono indebitati non l’han fatto solo per una cattiva gestione propria, non è solo questo, non è così semplicistico. Lo han fatto anche per garantirsi una competitività e un prestigio che in un mercato del genere (con tassazioni differenti da paese in paese, accentramento dei diritti tv sulla premier, aumento costante del costo dei giocatori, ridistribuzione dei proventi) richiede un altissimo rischio d’impresa. Quello che vogliono le società è ridurre quel rischio d’impresa. L’unica squadra virtuosa è il Bayern, per tante ragioni, che riguardano soprattutto il mercato interno. Se al Bayern capitassero 3 annate storte di fila (può capitare) avrebbe i suoi problemi (il fatto è che in Germania è difficile pensare che il Bayern non si qualifichi per la champ per 3 anni di fila).
    E’ ingiusto pensare che si possa ridurre il rischio d’impresa? Si, perché ad ora questo rischio è deciso dalla UEFA, le ripartizioni dei fondi ecc ecc.. tutte cose che sai pure te, son decise dalla UEFA. Il problema della UEFA è che è stato dato troppo potere rappresentativo a parti del mondo del calcio che economicamente influiscono poco. Per cui anche se i presidenti delle grandi han fatto parte della fifa, il potere che potevano esercitare è sempre stato limitato. E’ come se le imprese di uno stato fossero limitate nella crescita e nella gestione delle proprie risorse da un governo populista a cui interessa soltanto essere rieletto e se ne sbatte delle conseguenze economiche a lungo termine delle sue azioni. Punto discutibile ma sarebbe lungo, mi limito a dire che è una prospettiva ben fondata.

    2) Come dici, la superlega aveva bisogno della UEFA, non c’erano i tempi. Però a me pare che sia stata una proposta interessante, anche come forzatura. Tutte le parti tendono a fare i propri interessi, alcune squadre han scelto di non aderire per le conseguenze che ciò avrebbe causato, a quel punto 12 squadre han provato a forzare gli eventi ponendo le società escluse e la UEFA di fronte ad un fatto. L’esempio del marito che se ne va sulla spinta emotiva senza avere un posto dove andare non è adatto. La Superlega è nata non come antitesi alla UEFA ma come visione alternativa. In altre parole, ci han provato a dare una visione diversa delle cose. Nel tuo esempio il marito è come se avesse provato ad andarsene di casa per verificare se riusciva così a dare una svolta alla sua vita (non è che nella vita si ha sempre la certezza di ottenere dei risultati, a volte bisogna provare per caprie). Non sempre le cose vanno come si vorrebbe. Ora… possibile che ogni volta che qualcosa non va come ci si era auspicato si debba subito parlare di “fallimento”, “incompetenza”, “immaturità”? Siamo tutti buoni a dire che gli insuccessi fan parte della vita, che sono formativi, però non esitiamo nel dare giudizi definitivi sul fallimento altrui. Giovanni Turi ha paragonato Agnelli a Spartaco, piuttosto che a Nerone :D… mi servo di questo spunto per ribadire che provare a fare qualcosa di coraggioso è qualcosa di cui si può andare orgogliosi, soprattutto se le idee che si sono messe in gioco smuovono qualcosa, magari nel lungo termine ciò che è stato messo in moto si trasformerà in un cambiamento. La cosa assurda è che ci si è concentrati sul fallimento adesso, trascurando l’incredibile mole di idiozie, che han causato il fallimento, un contro è fallire un conto è fallire per ragioni idiote. E con ciò non intendo muovere una critica a chi come te, almeno c’ha provato ad argomentare, anche se, secondo me, l’hai fatto male.

    3) Sul fatto che la Superlega non essendo ufficialmente della UEFA conti di meno… no. Ciò che rende ufficiale, e dà un valore alla competizione non viene dalla UEFA ma dalla percezione del pubblico (anche nel tuo esempio del tennis, è il pubblico ad aver stabilito il valore). Un campionato con le grandi e una champ senza le grandi a perdere valore è la champ. Il valore in tal senso non lo decide dall’alto la UEFA, il valore di qualunque cosa, in economia, lo decide la domanda. L’eurolega è un esempio in tal senso. Si è partiti dall’idea di un torneo alternativo e si è finito per ricompattare la scissione, perché appunto la lega aveva visto perdere parte del suo valore. Fate sempre questa grande confusione tra il mondo dello sport e il mondo delle società. Nello sport ci sono delle regole e degli organi ufficiali, le società operano seguendo le regole del libero mercato: nello sport ha valore ciò che è ufficiale, nel mercato ha valore ciò che crea domanda. Creare un altro organo politico che decreti gerarchie regole e valori è possibile, poi sta al campo economico, al pubblico, stabilire qual è il valore. Dire che una competizione non ufficiale è poco interessante per gli sponsor perché non avrebbe lo stesso valore, è mischiare il campo sportivo con quello dell’economia.
    I calciatori e gli allenatori semplicemente non han capito la portata e le prospettive future della superlega. Si è trattata di una scelta tra avere riconoscimenti nel breve termine o avere problemi nel breve termine e contribuire ad un miglioramento (potenziale) del mondo del calcio in futuro. Conservatori e progressisti. E’ opinabile l’idea di un miglioramento, ma qui il punto è che nessuno si è espresso nel merito, han tutti rilasciato argomentazioni che non avevano niente a che vedere coi fatti, populismi vari, al solo fine di rivendicare il loro status sociale. E’ un po’ quello che succede sempre in italia, non si fanno le riforme perché le riforme portano a cambiamenti degli status sociali, in prospettiva di miglioramenti futuri. Nessuno vuole rinunciare ai propri privilegi, e si sacrifica la visione sul lungo periodo con danni spesso devastanti. Giustificare l’atteggiamento dei calciatori è giustificare l’immobilismo a cui stiamo assistendo in italia da decenni.

    4) l’esempio nel tennis secondo me non rende, perché è uno sport individuale. Trovo più pertinente l’esempio dell’euro lega. I singoli giocatori non investono per migliorare la propria qualità come invece accade per le società, i nuovi talenti emergono e rimangono nelle competizioni ufficiali nel tuo esempio del tennis. In questo caso il mercato dei calciatori sarebbe stato una grossa incognita e la capacità di pubblicizzare l’evento da parte dei grandi capitali della super league sarebbe stata cosa ben diversa rispetto a 7 individui (ed enturage) che si mettono in proprio. Ci sarà una ragione se ovunque nello sport (macchine, motori, Basket, Hockey, football) si pensa ad un modello NBA? Chi eccelle nel fare qualcosa (si parla di business non di sport) non vuole più trainare quelli che sono meno capaci. Tutti vogliono mettersi in proprio per gestire autonomamente i propri guadagni, senza intermediari che disperdono risorse o che limitano i margini di espansione del prodotto. Questo accade perché ormai il mercato di riferimento non è più, come poteva essere negli anni 60, a livello locale, nazionale, ma globale, e le aziende han sempre più valore dei governi. Viviamo in un mondo dove un giocatore, Ronaldo, che gioca in una squadra, guadagna più di quella squadra. Negli anni 60 i tennisti avevano un altro valore rispetto a quello che han oggi. Così come le società di una volta rispetto a quelle di oggi. Mi pare un esempio criticabile sotto tanti punti di vista.

    5) Guarda, il problema per cui allenatori e giocatori fanno dichiarazioni intollerabili è semplicemente perché dicono cose che non sono vere. Parlano di merito, ma non è che con la super lega il merito sportivo viene meno, i calciatori possono sempre salire di categoria ed arricchirsi, idem gli allenatori. Se invece estendiamo il discorso alle società (come non si dovrebbe fare, per le ragioni già dette, cioè che una cosa è il piano sportivo un’altra quello economico), si dovrebbero ricordare che tanto per cominciare esistono squadre in campionati meno visibili che non potranno mai aspirare a grandi traguardi. Perché non giocano in campionati con squadre come MU, MC, Paris, ecc… dove squadre piccole appartenenti a città piccole, che militano in quei campionati, guadagnano più di loro. E queste menzionate lo fanno sulle spalle dell’appeal creato dalle grandi, non certo per esclusivi meriti sportivi. Mi viene da pensare all’ajax, virtuosa, che ha sempre una gestione oculata e di valorizzazione dei giovani, che ha come bacino di utenza Amsterdam e tutta l’olanda. Allora la disuguaglianza c’è già. Uno si può domandare, relativamente alle dichiarazione di allenatori e giocatori, ma se ti interessa così tanto l’aspetto sportivo, perché non seri rimasto nella squadra che ti ha lanciato contribuendo a renderla più grande di quel che è? Quando viene detto che guadagnano tanto è per sottolineare questa ipocrisia. Non c’entra niente il fatto che il ricco non possa parlare dell’etica. Ma anche solo dire “il calcio è dei tifosi” non è così… la passione è dei tifosi, le società sono dei proprietari, il calcio è il risultato di questa interazione.

    6) il Bayern non è entrato perché economicamente non ne aveva bisogno. E’ uno di quelli che siccome le cose gli van bene (per meriti suoi, ben inteso) se ne frega di quegli che gli stan intorno e preferisce non prendersi il rischio di una riforma, restare su posizione di conservazione del potere. Non l’ha certo fatto per ragioni sportive :P. Anche perché ripeto… non esistono ragioni sportive, tutte quelle che son state proposte come argomentazioni sono fuffa, robe a cui non corrispondono fatti, e mi son già espresso su ciò.

    7) Perché non è antisportivo avere 15 posti fissi? Come detto l’Atalanta succhia parte di quelle risorse che mamma lega gli dà grazie al fatto che militano in un campionato con la juve e le altre. L’atalanta senza Juve ecc non incasserebbe quello che incassa, non potrebbe permettersi gli stipendi dei suoi giocatori. E’ sportivo questo? Ma ripeto, con lo sport questo non c’entra niente. Lo sport è l’atalanta che va in campo e fa il culo alla juve, punto. Come l’atalanta paga i giocatori non è sport, è economia. 15 posti fissi sono leciti perché le società sono di privati che decidono loro come gestire i propri capitali. Non vengono selezionate perché hanno un blasone, sennò veniva convocata anche, che ne so, qualche squadra che a vinto champions 90anni fa, vengono selezionate in base alla propria capacità di generare profitti, e di investire capitali. Chi investe produce ricchezza, chi investe poco, come l’atalanta, produce proporzionalmente. Certo se poi ti guadagni una reputazione sportiva ti guadagni anche consenso, favore, susciti interesse, generi valore, infatti sono stati lasciati degli slot liberi. Chiaro che per rimanerci devi investire. L’NBA funziona più o meno così… è una competizione antisportiva? Che non favorisce il merito? Vedi in america o nel mondo qualcuno dire che Lebron e i Lakers non han meritato?
    Se tu hai un capitale piccolo e vuoi aprire un’attività la aprirai nei limiti delle tue possibilità, non arriva lo stato o la UEFA che ti finanzia affinché tu possa diventare competitivo. Ripeto, distinguiamo tra economia e sport. L’atalanta competerà nei limiti di quanto riesce a fare grazie alle sue forze, in modo più proporzionale, nell’ottica di una superlega.
    E’ giusto che una squadra che ha investito tante risorse, indebitandosi, ed indebitandosi ha contribuito al benessere di tutte le altre società con cui compete, venga preclusa dai guadagni di una competizione importante? Una squadra come la juve che ha giocatori forti, e un’alta capacità di garantire spettacolo, è giusto che venga esclusa da una competizione perché una squadra con giocatori mediocri ha azzeccato la stagione della vita? Quante probabilità ci sono che l’anno seguente, in champ, la juve possa offrire uno spettacolo migliore e offrire un appeal maggiore sul mercato (che a cascata porta beneficio a tutto il movimento del calcio), di quanto invece possa fare la squadretta? Ammetto anche che ci possano essere delle eccezioni, come la continuità dell’atalanta, e le ormai 3 annate storte della juve, ma rimane il fatto che ci sono dei valori, quasi assoluti. Discorso diverso è per dire il PSG con un fondo illimitato. Quando l’eccesso va verso una diminuzione di competitività, allora anche lo spettacolo ne risente, il prodotto si impoverisce, per questo devono essere messi dei margini, ma mi sembra che una superlega, all’interno della superlega, con un numero di giocatori tesserabili limitato ed una quantità di risorse limitata possa garantire ancora di più la competitività, che chiaramente si va a confluire in quella competizione. Più giocatori di talento vuol dire + probabilità di grandi giocate, più probabilità di spettacolo, – tempi morti nella partita, un prodotto quindi più veloce, più denso, quando oggi il problema è propri mantenere l’attenzione verso partite che spesso sono lente. L’NBA è un esempio di cosa voglia dire condensare i campioni in uno spazio stretto. Ci si assuefà a tutto, ma per definizione la capacità di un campione è quella di sorprenderti, l’NBA riesce sempre a sorprendere in tal senso.

    cmq tu mi avevi parlato di bluff della superlega introducendomi a questo contenuto, mi son perso qualcosa?

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