È colpa dei tifosi

Secondo alcuni tifosi, la crisi della Juventus è colpa degli altri tifosi. Discorso sereno, logico, coerente e lineare. Come se i tifosi prendessero le decisioni chiave di una società di calcio e potessero esserne, quindi, diretti responsabili. È la retorica delle critiche nocive che fanno perdere le partite e i campionati, o quando non li fanno perdere vanno comunque evitate perché “avete visto? Voi criticate ma intanto abbiamo vinto la partita/lo scudetto”. È la retorica, la stucchevole retorica, del risultato sopra ogni altra cosa. Peccato che poi quando sono gli altri a fare risultato non se ne riconoscono i meriti, per la malafede di non voler ammettere che gli altri, ai loro risultati, ci arrivano percorrendo strade diverse, più difficili e, proprio per questo, che conducono più lontano. Quando la Juventus vinceva le partite giocando male, o vinceva gli scudetti rischiando di perderli, in entrambi i casi con rosa e squadra nettamente più forti delle avversarie, questi tifosi che adesso accusano gli altri tifosi facevano esattamente quello che stanno facendo adesso: accusare gli altri tifosi di esprimere critiche eccessive, di inquinare i social, di destabilizzare lo spogliatoio e disturbare l’allenatore al lavoro. E allora come mai poi, con Sarri, proprio i tifosi suscettibili alle critiche hanno cominciato a criticare non solo i risultati ma persino il gioco (che prima non era importante), auspicando di perdere lo scudetto pur di non dover ringraziare un allenatore odiato e controverso? E allora come mai ora, con Pirlo, quegli stessi tifosi non trovano argomentazioni per criticare né i risultati né il gioco? Il cortocircuito è evidente, così come il fatto che non è colpa dei tifosi. Non lo era con Allegri, non lo è stato con Sarri, non lo è con Pirlo. Anche se chi ha fatto la guerra alle critiche qualche responsabilità in fondo ce l’ha, perché quel malsano appagamento per una Juve mediocre e vincente è stato il fertilizzante per il seme del disastro a cui stiamo assistendo, prodotto da una dirigenza che, ancor più dei tifosi, si è accontentata degli scudetti senza guardare oltre, senza programmare, senza costruire. La Juventus non vincerà lo scudetto 2021 e questo lo sappiamo da dicembre, qualcuno meno avveduto o più ingenuo l’ha capito a marzo (ma meglio tardi che mai). Ha vinto la Supercoppa Italiana (eeeee che bello…) e forse vincerà la Coppa Italia, ma non ci crede nessuno e non lo vuole nessuno. Potrebbe non qualificarsi per la prossima Champions League e finire a fare l’Europa League passando per i gironi, per la prima volta dopo esattamente 10 anni. Ma il vero problema è che per la prossima stagione va riprogrammato tutto, costruito di nuovo tutto dalle basi, modificando troppe cose per poter sperare concretamente di tornare subito a vincere dopo solo un anno di flessione. Perché per costruire devi iniziare prima, partendo dalle basi. I ritocchi e la manutenzione ordinaria vanno bene finché la struttura è ancora moderna, ma quando iniziano le crepe e i primi cedimenti bisogna avviare i lavori di ristrutturazione. La Juventus non ha ancora redatto il progetto tecnico né ha scelto l’ingegnere, il progettista, l’impresa costruttrice o i materiali da utilizzare. Non si conoscono tempi di inizio e tempi di esecuzione. In poche parole: non c’è futuro, c’è il vuoto, il nulla. E così, dopo 9 scudetti e qualche bella stagione in Europa, il rischio concreto è quello di farsi non un anno ma più anni di “transizione”, parola tabù alla Continassa ma, proprio per questo, diventata prepotentemente realtà, come accade a chi si rifiuta di accettare il fallimento finché non si ritrova dentro il baratro.

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