9 scudetti non sono un trofeo

Per la prima volta dal 6 maggio 2012, la Juventus non è più e non può più essere campione d’Italia. Niente scudetto, divenuto matematicamente impossibile dopo la vittoria dell’Inter contro il Crotone per 0-2. Titolo a un passo per la squadra di Conte, lo stesso (solo di nome, in realtà, perché troppe cose sono cambiate nel frattempo) che 9 anni fa, 3282 giorni or sono, riuscì a restituire il tricolore sul petto ad una società che lo aveva visto capitano di tante battaglie, lottatore indomito sul campo, pur perdendosi per ragioni anagrafiche il purgatorio della retrocessione di carta e quei 7 anni senza mai vedere la squadra alzare un trofeo al cielo. È tempo di riavvolgere il nastro, ma solo per un attimo, tra foto e ricordi che possono anche tirar giù qualche lacrima. Poi è subito il momento di tornare al presente, e rendersi conto che 9 scudetti consecutivi non sono un trofeo a parte. Sono 9 scudetti, uno dopo l’altro, uno per se stesso perché ogni stagione si riparte da zero, ma nulla di più. Così come 2 finali di Champions in 3 anni (e dopo 12 dalla precedente) non sono un trofeo né singolarmente né messe insieme. Questo significa una cosa ben precisa: che come tifosi della Juventus non dovremmo star qui a crogiolarci nei ricordi, nel dolore, nella statica e infruttifera commemorazione di ciò che è stato. 9 scudetti non giustificano nulla, soprattutto non il modo in cui si è dilapidato, in pochi mesi, tutto il vantaggio acquisito in anni di duro lavoro. Non è un caso che a sfilarci il tricolore sia proprio Antonio Conte, per non dire di Beppe Marotta: la Juventus è stata in grado di vincere ma non è stata in grado di costruire, cosa che invece hanno fatto dall’altra parte. E se oggi assaporiamo per la prima volta il vuoto dopo quasi un decennio, dovremo forse farci l’abitudine perché non è facile e non è scontato ritornare a vincere. Serve abbassare la testa, abbandonare l’arroganza e ritrovare un po’ di umiltà per ammettere errori, limiti e difetti. Mentre la società penserà a questo, i tifosi potranno anche vivere di ricordi e nostalgia per un po’, ma questo stato catatonico dovrà essere rapidamente abbandonato per non perdere di vista la realtà e l’attualità. Non perché dobbiamo tornare a vincere lo scudetto il prima possibile, ma perché dobbiamo finalmente andare oltre lo scudetto, che per anni ci ha obnubilato la mente impedendoci di fare anche più del vincere solo in Italia, spesso senza validi contendenti. E allora il vuoto può essere libertà, liberazione da un peso, rottura della catena di un pesante condizionamento. Per tornare a vincere ma per farlo ancora meglio, con obiettivi superiori, senza difendere ciò che è stato ma comprendendo che si doveva fare di più e prima per evitare questo giorno. Il futuro serve ad evitare gli errori del passato, come da motto Live Ahead. Sempre che non sia solo un hashtag.

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