La narrazione pro Pirlo smentita dai numeri

LE BUGIE DEI MASS-MEDIA HANNO LE GAMBE CORTE

In questi giorni si sta facendo un gran parlare della “svolta” tattica che la Juventus di Pirlo ha avuto nelle ultime settimane. In realtà questo, come spesso succede con la “narrazione” della stampa italiana sportiva e non, è proprio un modo sbagliato, falso e tendenzioso di raccontare le cose; soprattutto perché viene fatto passare il messaggio, totalmente fuorviante ed inesatto, che sia stato grazie a quel cambio di rotta che la Juventus si è aggiudicata la Coppa Italia ed è riuscita a conquistare il 4° posto che dava diritto all’ultimo slot per la prossima Champions League. Detto così, si potrebbe facilmente desumere che la Juventus abbia tratto beneficio da questa mutazione tattica, ma la realtà, come vedremo, è ben altra.

CIFRE

Cominciamo col dire che la prima parte, del tutto suggestiva e fantasiosa, del “racconto” è l’omissione di alcuni dati inconfutabili. Innanzitutto il fatto che, malgrado tutta questa benefica epifania strategica, se non ci fosse stato il passo falso del Napoli in casa con l’Hellas Verona, la Juventus sarebbe ora fuori dalla prossima coppa dalle grandi orecchie. Poi la chiara e parziale, non nel senso di “non completa” bensì “di parte”, omissione dei dati oggettivi. Ma cosa ci stiamo a fare qui noi? A riportare proprio quelli. E vediamoli.
Partiamo da una piccola premessa: analizzeremo il percorso compiuto, a livello tattico, dalla Juventus di Pirlo, in un altro momento; però quello che ci interessa far capire ora è il modo totalmente pretestuoso di raccontare le cose da parte di certi “esperti” o “addetti ai lavori”. Sebbene alcune piccole avvisaglie si fossero già scorte durante la gara di andata col Bologna nell’ultima giornata, ed ancora di più nel 2° tempo della prima giornata del girone di ritorno a Marassi contro la Sampdoria, è stato contro la Roma nella seconda giornata di ritorno che la Juventus ha cominciato a mutare radicalmente il suo atteggiamento durante le partite. Se si era iniziata la stagione con il portare (e tenere quasi costantemente) 5/6 uomini sopra la linea della palla e si era magari modificato quell’aspetto con una maggiore attenzione rivolta alle coperture preventive, ma pur sempre mantenendo un baricentro molto alto, una ricerca del possesso nei terzi centrale ed offensivo e l’occupazione della metà campo avversaria, da quella partita in avanti, disputatasi il 6 Febbraio, la Juventus ha abbassato drasticamente ed inesorabilmente il proprio baricentro, arrivando a disputare intere gare con il blocco basso e cercando di aprirsi il campo per le scorribande di qualche uomo e non più tentando di attaccare in massa. Questa nuova linea è andata via via accentuandosi sempre di più, fino ad arrivare ad un contrattacco portato con 3, massimo 4 uomini e stringendo sempre più la seconda linea, abbassandola quasi a ridosso della terza, in un magma quasi indistinguibile talvolta.
Quindi, il far credere che si sia trattato di una “svolta” recente, corrisponde al mentire sapendo di mentire. Quando si legge di una “Juventus che si è ritrovata quando Pirlo ha smesso di intestardirsi nella ricerca di un calcio che gli interpreti a disposizione non potevano eseguire” facendo riferimento alla Juventus storica, tutta difesa e contropiede, che è radicata nel DNA dei bianconeri, questa è una menzogna bella e buona. Proprio perchè la Juventus aveva cercato di riportare quelle caratteristiche in auge sin da quella famigerata partita contro i giallorossi di Fonseca. E chiunque faccia finta di non ricordarsene o di dimenticarsene, lo fa in chiara malafede o nella più totale incompetenza. Delle due l’una. E vediamo com’era la situazione al 6 di Febbraio.
La Juventus si trovava al 3° posto in graduatoria, con un bilancio di 13 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte, per un totale di 45 punti, a -4 dal Milan allora capolista e -2 dall’Inter futura campione d’Italia. Aveva segnato 43 goal e ne aveva subiti 19, per una differenza reti totale di +24, contro il +22 del Milan (45 gf e 23 gs), +28 dell’Inter (51 gf e 23 gs) ed il +22 del Napoli (45 gf e 23 gs, esattamente come il Milan), allora 7° in graduatoria, preceduto anche da Roma (+9, gf=44 gs=35), Lazio (+9, gf=36 gs=27) ed Atalanta (+19, gf=48 gs=29). Noteremo come i bianconeri fossero in piena corsa per il titolo. È inutile ricordare come fossero ancora in gara anche in Champions League, con la partita di andata contro il Porto ancora da disputare.
Andiamo ora a dare un’occhiata a quanto accaduto nelle restanti 17 giornate.
La Juventus ha fatto registrare 33 punti, a seguito di 10 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte. Ha segnato 34 reti e ne ha subite 19. Differenza reti +15. Scivolando al 4° posto in classifica e chiudendo a -13 dall’Inter e quindi perdendo la bellezza di 11 lunghezze dai nerazzurri e 7 dalla vetta in appena 17 gare. Nel frattempo, l’Inter ha totalizzato 44 punti contro gli appena 33 dei bianconeri, mettendo a segno 38 gol e subendone 12. Differenza reti parziale +26. Il Milan, che ha avuto un calo vistoso, ha fatto registrare 30 punti, frutto di 9 vittorie, 3 pareggi e 5 sconfitte, mettendo a segno 29 gol e subendone 18, per una differenza reti parziale di +11. L’Atalanta, che è stata protagonista di una grande rimonta, ha tenuto un bilancio di 13 vittorie, 2 pari e 2 sconfitte, per un totale di 41 punti e segnando 42 gol e subendone 18, con una differenza reti parziale di +24. Il Napoli, che ha terminato il campionato al 5° posto appena di un punto sotto agli ex campioni d’Italia, ha fatto 40 punti, frutto di 12 vittorie, 4 pareggi ed una sola sconfitta, segnando 41 reti e subendone 18, per una goal difference limitata alle ultime 17 giornate di +23, a fronte del +22 alla ventunesima di campionato. Lazio e Roma hanno concluso rispettivamente a +6 gli uomini di Simone Inzaghi, che hanno quindi peggiorato il +9 della ventunesima giornata (unici oltre alla Juventus ed al Milan) e +10 i giallorossi.
I conti sono presto fatti: gli uomini di Pirlo hanno perso più punti dalla vetta, vedendo incrementare il distacco e facendo nettamente meno punti di Inter, Atalanta e Napoli e facendo appena 3 punti in più del Milan. Hanno segnato la bellezza di 9 gol in meno, sia pure disputando 4 partite in meno ovviamente; ma quel che è più interessante e significativo è il dato dei gol incassati, 19 esattamente come nelle prime 21, quindi chiaramente anche qui con 4 gare in meno giocate. Ha peggiorato la differenza reti, nettamente. Ha segnato di meno, raddoppiato le sconfitte in uno “stint” più lungo come quello delle prime 21 giornate e non è riuscita a superare nessuna delle squadre che la precedevano, di poco, in classifica, mentre si è vista raggiungere in termini di punti e superare per la differenza reti negli scontri diretti dall’Atalanta e quasi raggiungere dal Napoli, che si trovavano entrambe a -8 lunghezze dai bianconeri alla 21esima giornata. Il tutto venendo nel frattempo eliminata dalla Champions League immediatamente agli ottavi di finale. E se è vero che nel frattempo si è giocato il recupero del famigerato incontro rinviato ad Ottobre, che io ho calcolato come gara d’andata anche perchè è stata forse la partita disputata dalla Juventus più simile per interpretazione e gioco ai dettami che si vedevano all’inizio, si può notare come si avrebbero 3 punti in meno in 20 partite così come 2 gol fatti ed uno subìto in meno. La differenza sarebbe sempre totalmente a favore del periodo iniziale. Come si può quindi, ragionevolmente, sostenere che questo cambio tattico abbia giovato alla squadra allenata da Pirlo, senza essere in netta malafede?

CONCLUSIONI

Si è sentito spesso Pirlo ripetere di essersi “dovuto adattare ai giocatori ed alle loro caratteristiche”; però questi dati inoppugnabili dimostrano che è stato proprio dopo che lui ha iniziato ad adattarsi che è cominciato il tracollo bianconero. Finché ha provato ad impostare la squadra secondo i princìpi da cui era partito, i risultati erano molto migliori. Qui non è in discussione l’opportunità di cambiare dopo che per 6 mesi si è lavorato in una certa direzione; ma è fortemente in discussione il perseverare su quella strada, pur a fronte di risultati e numeri tanto negativi. Il tutto senza contare i giocatori che, in questo frangente, si sono persi per strada, per via di un impiego ridotto al lumicino. Si dirà che è stata vinta la Coppa Italia, il che è inconfutabile ma, senza i regali di Young e Bastoni/Handanovic sarebbe andata così? E comunque, può una Coppa Italia, per quanto prestigiosa, giustificare un doppio crollo nelle due competizioni di maggiore importanza?
E soprattutto, perché i media raccontano una storia che, numeri alla mano, è un’evidente menzogna? Ai posteri l’ardua sentenza. Però, nel frattempo, il consiglio è quello di evitare di prendere per buono ciò che viene raccontato/narrato/scritto/inventato strumentalmente dagli organi di informazione, perché come abbiamo visto non sono affatto onesti nella narrazione.

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