Non ringrazio Chiesa per il gol

Il gol di Federico Chiesa tiene in piedi le speranze di qualificazione della Juventus ai quarti di Champions League. Ed è questo il problema. Che differenza ci sarebbe stata, sul piano del valore profondo di questa Juve, se Chiesa non avesse segnato e la partita fosse finita semplicemente 2-0? Nessuna. Anzi, avremmo potuto sviluppare analisi e riflessioni più vere e fondate trovandoci a tu per tu con la verità, sbattuta in faccia senza convenevoli. Invece siamo lì ad aggrapparci a qualcosa che non esiste, ma non esiste da anni. Che sia il gol di Chiesa o il rigore negato all’ultimo secondo, che sia il recupero di qualche giocatore o la decisività (quando ha voglia) di Ronaldo. Bisogna smetterla di nascondere la polvere sotto il tappeto, anzi bisogna stracciare quel maledetto tappeto e provvedere finalmente a pulire il pavimento da tutti i residui di anni di sporco. La Juventus non è fatta per l’Europa e l’Europa non è roba da Juventus. Non c’entrano nulla le due finali giocate, perché è capitato a tate squadre ma non è da quello che si vede la dimensione di un club. Si vede da come scendi in campo, da come affronti le partite dalla prima all’ultima, persino da come le perdi quelle finali. Noi le abbiamo perse con un passivo complessivo di 7-2 e giocando per davvero non più di 90 minuti totali su 180. Mi è capitato ieri, prima di Porto-Juventus, di leggere il tweet di un tifoso del Barcellona: perché non possiamo essere eliminati in maniera dignitosa come tutti gli altri? Ecco, non è un caso che i pensieri e le domande dei tifosi di Barcellona e Juventus in questo momento coincidano: due società storiche e gloriose ma vecchie, pur con cenni di rinnovamento in rosa, ingolfate dal mito dei ricavi di due mostri sacri come Messi e Cristiano Ronaldo, entrambi non decisivi quando servirebbe maggiormente, entrambi stanchi con la squadra attorno che brancola nel buio e loro incapaci di accendere la luce. Non è un caso. Siamo alla deriva, e il fatto di non essere gli unici naufraghi aggrappati al pezzo di legno che galleggia non è certo un gran conforto. Io non ringrazio Federico Chiesa per il gol al Porto, sebbene se lo sia meritato e abbia dimostrato fin qui in questa stagione più di quanto abbiano dimostrato presunti campioni e giocatori di esperienza, che forse non ne hanno più fisicamente e moralmente. Ringrazio invece l’arbitro per non aver concesso quel calcio di rigore, netto o meno che fosse, perché avrei sopportato il 2-2 meno di quanto stia sopportando questo 2-1, che è meno di quanto avrei sopportato il 2-0. Sì, meglio il 2-0, così almeno senza alibi, pretesti ed appigli saremmo stati costretti a guardarci negli occhi allo specchio per capire veramente chi siamo. Abbiamo cambiato tre allenatori e decine di giocatori, ma la musica non cambia, anno dopo anno. Chi è la costante che rappresenta la rovina di questa Juventus? Chi tiene il freno a mano tirato impedendo la costruzione di qualcosa di migliore? La dirigenza? I senatori? Un certo DNA tramandato non si sa bene da chi? Urge un cambiamento vero, senza guardare in faccia a nessuno. Presidente compreso.

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